La preparazione psicologica per gli operatori del settore giovanile e scolastico
Ho sempre riflettuto a malincuore sul fatto che l'attività motoria per i più piccoli e per i ragazzi, sia a livello scolastico sia delle società sportive dilettantistiche, venga spesso affrontata dagli operatori del settore con superficialità e con poca attenzione ai risvolti di crescita e sviluppo dell'individuo nella sua globalità. Ciò accade, probabilmente, non per colpa del singolo operatore, maestro, tecnico, dirigente o altro, ma per una più generica e diffusa scarsa sensibilità verso l'aspetto educativo - formativo dello sport, tramandatasi per anni e purtroppo ancora presente in alcuni, che ha portato a considerare lo sport per i giovani come secondario rispetto alle classiche materie scolastiche, quando non addirittura una distrazione rispetto ad altri impegni più importanti da rispettare.
Attualmente, tuttavia, in alcune specifiche realtà, si sono potuti osservare degli importanti segnali di cambiamento, e la nascita di una nuova attenzione allo sport per l'infanzia e per la gioventù, in cui lo sport si configura come un veicolo importante di trasmissione di conoscenze, su stessi e sugli altri, in grado di agevolare lo sviluppo dell'individuo in tutte le dimensioni della personalità.
Alcune Federazioni Sportive Nazionali (FSN), ad esempio, sono attive nel cercare di adeguare la preparazione degli operatori del settore giovanile, in particolare tecnici e dirigenti, in modo da favorire non solo un apprendimento delle più recenti teorie sull'allenamento ma l'acquisizione di specifiche competenze psico-pedagogiche, di primaria importanza nella gestione di individui in fase evolutiva.
L'operato delle Federazioni si realizza per lo più mediante attività corsistiche e seminariali, spesso in collaborazione con altre agenzie educative, ad es. scuola, famiglie, Enti di Promozione Sportiva. La finalità di tali corsi e seminari è quella di puntare ad una nuova professionalità del docente e dell'allenatore per l'infanzia e la gioventù che vada, anche attraverso lo sport, a creare quelle opportunità formative in grado di stimolare nei giovani certamente lo sviluppo corporeo e muscolare ma anche, e forse soprattutto, l'accrescimento di abilità cognitive, emotivo-affettive, motivazionali e sociali.
La mia esperienza personale in tale ambito è legata, in particolare, alla Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), Settore Giovanile e Scolastico. In qualità di referente psicologa per la Regione Sardegna di tale Federazione ho avuto modo di curare la preparazione psicologica di insegnanti scolastici, allenatori, dirigenti oltreché genitori coinvolti nell'attività motoria dei propri figli.
Tale preparazione psicologica ha riguardato tematiche diverse che hanno avuto come linea guida lo sport, e in particolare il gioco del calcio, come strumento ludico in grado di apportare notevoli benefici dal punto di vista della crescita delle abilità psico-sociali.
Nei corsi, organizzati dalla FIGC perlopiù in collaborazione con Scuole Calcio e Istituti Scolastici (educazione dell'obbligo), sono stati trattati fondamentalmente i seguenti argomenti:
- Le fasi dello sviluppo psicomotorio in età evolutiva
- Le basi psicologiche della partecipazione sportiva e il bisogno di movimento
- Motivazione, obiettivi e autoefficacia
- L'attenzione nell'allievo e nell'istruttore
- La comunicazione: rapporto istruttore-allievi/genitori/dirigenti
- Elementi di metodologia didattica
- La gestione del gruppo classe-squadra
- Prevenzione del disagio giovanile, dell'abbandono sportivo e sviluppo del benessere
- Ruolo e responsabilità dei genitori nella pratica sportiva dei propri figli
- Attivazione delle risorse interne della Scuola Calcio per una efficace collaborazione tra istruttori, dirigenti, genitori e ragazzi
- Ruolo, competenze e responsabilità del dirigente sportivo
- Management e gestione delle risorse umane, tecnologiche e finanziarie nelle società sportive
- Il rapporto dirigente-tecnico
- Marketing e strategie nelle società sportive
Nei vari corsi i partecipanti hanno sempre manifestato un forte interesse per gli argomenti trattati, se non altro per il loro carattere di assoluta novità rispetto alla preparazione sino ad allora ricevuta.
Frequenti gli interrogativi relativi alla pratica professionale, ad esempio sulla gestione del gruppo squadra-classe o sulla gestione dei cosiddetti ragazzi "difficili", perlopiù provenienti da situazioni familiari disagiate o altamente conflittuali.BR<>
Frequente per l'allenatore il bisogno di acquisire maggiori competenze per gestire i rapporti interpersonali, non solo con atleti ma anche con genitori, a volte eccessivamente coinvolti nella pratica sportiva dei propri piccoli "campioni", o con dirigenti spesso poco aderenti alla filosofia dello sport come divertimento e più interessati alla vittoria della propria squadra ai campionati di categoria.
Frequente lo stupore dei dirigenti sportivi nell'apprendere che i principi di management e marketing possono essere applicati con successo anche nelle piccole società sportive. Le finalità di una società sportiva, indipendentemente dalla sua grandezza o rilevanza nel contesto di riferimento, sono sempre quelle di combinare al meglio gli obiettivi prefissati con le risorse a disposizione. In tal senso la competenza, responsabilità, capacità decisionale del dirigente nel gestire relazioni di scambio diventano fattori critici in qualsiasi organizzazione sportiva. Spesso tale scoperta viene vissuta dai dirigenti con una forte rivalutazione del proprio ruolo e con la presa di coscienza dell'incidenza diretta del proprio operato nel promuovere l'apertura al cambiamento e all'innovazione.
Frequenti però anche le resistenze nell'accettare la proposta di un'attività motoria non più fine a se stessa ma generatrice di conoscenze. Educare e allenare bambini e ragazzi è sempre stato un compito estremamente delicato, farlo con competenza poi diventa ancor più difficile. Appare pertanto comprensibile la paura di chi, dopo vari anni di esperienza, si trova a rimettere in discussione il proprio operato e le proprie conoscenze. E' tuttavia da questo processo "turbolento" di riassestamento che si acquisiscono maggiori competenze e ci si apre alla sperimentazione.