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Movimento n. 3 - 2002 (Abstract)

Preparazione Psicologica nei Programmi Sportivi per la Canoa e il Kayak di Alto Livello:
Periodizzazione e Pianificazione

Boris Blumenstein* e Ronnie Lidor'

*Ribstein Center for Sport Medicine Sciences and Research, Wingate Institute, Israele
'Zinman College of Physical Education and Sport Sciences, Wingate Institute; Israele

Le tecniche psicologiche applicate al mondo dello sport, come ad esempio l'imagery e il rilassamento, andrebbero proposte agli atleti d'élite durante l'intera stagione agonistica. Tali tecniche dovrebbero aiutare gli atleti a raggiungere gli obiettivi specifici di ciascuna fase del programma di allenamento, vale a dire le fasi di preparazione fisica, tecnica e tattica. L'obiettivo del presente articolo è quello di dimostrare che lo psicologo dello sport è preparato ad utilizzare le tecniche di intervento partendo sempre da un'attenta valutazione dello stato fisico, tecnico e tattico dell'atleta d'élite, durante le fasi preparatoria e competitiva della preparazione alla gara. Verranno forniti esempi di preparazione psicologica per la canoa e il kayak. Inoltre, verranno proposte delle linee guida per la singola seduta psicologica nella fase competitiva.



Pratica Sportiva e Fattori di Rischio per i Disturbi dell'Alimentazione
Caterina Lombardo°, Fabio Lucidi°, Alessandra Devoto°, Paolo Maria Russo°, Sofia Tavella*, Mirella Pirritano*, Cristiano Violani°

°Dipartimento di Psicologia, Università "La Sapienza", Roma
*Dipartimento di Psicologia, Istituto di Scienza dello Sport, Coni, Roma

La letteratura scientifica indica la pratica sportiva come uno dei fattori che aumentano la probabilità (fattori di rischio) di sviluppare disturbi del comportamento alimentare (DCA). Gli studi condotti per valutare questa ipotesi, tuttavia, hanno dato risultati contrastanti. Per questa ragione alcuni autori suggeriscono che non sia la pratica sportiva in sé un fattore di rischio, ma il livello agonistico con cui lo sport viene praticato. Lo studio descritto nel presente articolo è stato condotto proprio allo scopo di valutare se sedentari, persone che praticano sport regolarmente ma non partecipano a gare e competizioni (sportivi amatoriali), atleti di alto livello (nazionali, internazionali e olimpici) e danzatori professionisti riportano punteggi diversi in un questionario, l'EDI-2, che valuta la presenza e l'intensità di alcuni fra i principali fattori di rischio per i disturbi del comportamento alimentare. I risultati dello studio indicano che gli sportivi di livello agonistico più elevato (atleti top level e danzatori professionisti) presentano punteggi più alti nelle scale dell'EDI-2 rispetto ai sedentari e agli sportivi di livello amatoriale. I risultati, inoltre, indicano che lo sport di livello amatoriale può costituire un fattore di protezione contro i DCA, dal momento che riduce uno dei principali fattori di rischio: l'insoddisfazione corporea. Rispetto alla pratica sportiva agonistica, prima di generalizzare la conclusione che essa costituisca un fattore di rischio per i DCA, occorrono ulteriori studi che considerino un maggior numero di atleti e discipline differenti (il gruppo da noi considerato comprendeva prevalentemente ginnasti) da confrontare fra loro.


Alcune riflessioni sulla gestione delle motivazioni nelle organizzazioni sportive
Un esempio: La Federazione Francese di Ginnastica

Claude Ferrand e Alain Ferrand
Centre de Recherche et d'Innovation dans le Sport, Laboratoire Sciences Humaines et Sciences Sociales, Université Claude Bernard, Villeurbanne, Francia

Sempre più si parla di gestione delle persone e meno di gestione del personale, sottolineando in tal modo la preoccupazione delle federazioni sportive a rispondere ai bisogni dei loro componenti. Il lavoro recentemente condotto dalla Federazione Francese di Ginnastica sui nuovi statuti e sul regolamento interno permette di comprendere le strategie integrate nei processi di cambiamento, di vedere i nuovi modi di gestione delle persone e di sottolineare alcuni errori. La nostra riflessione metterà in luce alcuni ostacoli psicosociologici collegati alla gestione delle motivazioni per mostare che la motivazione è un processo complesso, diversificato nelle sue determinanti e che per stimolarla non ci possono essere ricette semplici. Viene illustrato come solamente attraverso una partecipazione attiva di tutte le componenti che aderiscono alla Federazione è possibile attuare una efficace gestione degli aderenti. Vengono inoltre illustrati due dei principali che si dovrebbe evitare di compiere distinguendo fra comportamento motivato e gestione della motivazione e non dimenticando di potenziare la capacità di saper comunicare la visione strategica e gli obiettivi da raggiungere attraverso comportamenti coerenti con l'impostazione che è stata fornita.


L'Orientamento Motivazionale in Giovani Calciatori
Alberto Cei* e Antonio Mussino'

*Dipartimento di Psicologia, Istituto di Scienza dello Sport, Coni, Roma
'Dipartimento di Statistica, Università "La Sapienza", Roma

Una questione significativa per comprendere il coinvolgimento dei giovani nello sport riguarda la comprensione del loro orientamento motivazionale. Inoltre la maggior parte delle indagini hanno riguardato giovani praticanti sport in cui l'attività agonistica e la concreta prospettiva di trasformarla in un'attività professionale non costituiva un elemento essenziale. A tale riguardo obiettivo di questa ricerca è stato di verificare in che misura le motivazioni di giovani calciatori delle più importanti società professionistiche di calcio, suddivisi in due gruppi di età (1-13 anni e 14-17) si potevanno differenziare da quanto evidenziato in letteratura nelle stesse fasce di età. A 676 calciatori sono stati somministrati due questionari motivazionali che hanno permesso di verificare il loro orientamento al Sè e al compito e l'identificazione dei principali fattori e ragioni per cui praticano il calcio. Inoltre sono stati raccolti alcuni dai socioculturali che hanno permesso di evidenzire che la maggior parte dei giovani ha praticato come unico sport il calcio e che questa percentuale varia in funzione del livello di scolarità dei genitori. Dai risultati è emerso un fattore specifico riguardante il desiderio di acquisire un migliore status sociale che caratterizza le due fasce di età consderate, a ulteriore conferma di questo dato è stato riscontrato che il desiderio di arrivare ai più alti livelli è stata scelta come ragione principale dal 20% dei calciatori. Infine, nel gruppo dei più giovani, quelli orientati al Sè mostrano queste stesse caratteristiche motivazionali, mentre per quelli orientati al compito emergono come importanti, oltre a queste legate al successo, anche altri tipi di motivazioni. Nel gruppo di età maggiore l'acquisizione di status è correlata solo a coloro che sono orientati al Sè e non a quelli orientati al compito.