I tifosi del Celtic battono quelli del Fenerbahce per umorismo

Potremmo battere la violenza nel calcio con l’umorismo, come i tifosi del Celtic hanno fatto rispondendo alle intimidazioni dei sostenitori del Fenerbahce. Il sorteggio di Europa League  di giovedi ha messo nel Gruppo A il Fenerbahce e il Celtic. Subito dopo il sorteggio, i tifosi del Fenerbahce hanno postato immagini di se stessi armati di coltelli, nel tentativo di spaventare i sostenitori del Celtic. I sostenitori del Celtic hanno risposto a queste minacce con foto umoristiche, in cui al posto dei coltelli impugnano una banana, una patata, un cucchiao, un’aspirapolvere o altri oggetti assolutamente inoffensivi.

Tamberi non era mentalmente pronto per la finale

Se è vero che le parole che esprimiamo comunicano un significato psicologico, quelle espresse d Giammarco Tamberi per spiegare la sua prestazione negativa nella finale del salto in alto ai mondiali di atletica leggera, ci dicono in quale direzione questo ragazzo dotato di talento deve migliorare.

Tamberi ha definito così la sua prestazione “La giornata è iniziata male, non avevo le sensazioni giuste … sono deluso e arrabbiato ma non so con chi prendermela. In genere s’impara dalle sconfitte, ma io devo ancora capire perchè. La pioggia mi ha condizionato? La pioggia c’è per tutti, non ci sono scuse, gli altri hanno saltato, si poteva fare, io no. Non capisco cosa è andato storto e dove ho sbagliato … se ho sentito la pressione? Sinceramente no, pensavo di stare bene, non vedevo l’ora di gareggiare dopo la lunga trasferta, invece niente … scusate”.

Tamberi assume su se stesso la responsabilità della sua prestazione negativa ma non sa spiegarsela. Per me sono tre gli errori mentali che ha commesso:

  • “Pensavo di stare bene” – Un atleta esperto non si accontenta di pensare ma fonda la sua convinzione sulle sensazioni che ha quando fa bene.
  • “Se ho sentito la pressione? Sinceramente no” – A questo punto tre possibilità o sei stanco o sei già appagato o sei così teso da non avvertire la sensazione di tensione. Limitata consapevolezza della propria condizione psicofisica e nessun piano per auto-regolarla.

e infine,

  • gli atteggiamenti narcisisti come quello di avere il volto per metà rasato e per metà con la barba, li lasci fare a Bolt, perchè poi bisogna saperli reggere con prestazioni eccezionali. Altrimenti rappresentano la volontà di affermarsi attraverso una moda e non grazie alla volontà di esprimersi al meglio di sé.

Queste sono a mio avviso le spiegazioni di questa prestazione negativa e gli obiettivi di miglioramento su cui Tamberi dovrebbe allenarsi.

 

#HitIaaf

 

 

Robert Harting, il campione del disco, e altri atleti raccontano il proprio sconcerto di fronte ai presunti silenzi della federatletica mondiale accusata di avere di fatto insabbiato molte storie di doping degli anni 2000.

 

 

 

 

 

Christian Haettich, il ciclista con una sola gamba contro ogni limite

Quindici anni fa, Haettich stava preparandosi alle Paralimpiadi di Sydney, ma all’ultimo minuto, con sua grande delusione, scoprì che la sua categoria non era stata inclusa. Come ti senti adesso? “Quando ho iniziato l’Haute Route ho chiesto a Rémi di non mettermi in una categoria disabili ma di partecipare  con gli altri ciclisti. Partecipare in questo modo alla Haute Route è di gran lunga più gratificante che competere in un evento paralimpico. Il mio handicap mi dà concentrazione e determinazione. Un motivo per farlo. E ‘stata dura, ma è stato bello migliorare proprio come un ciclista e godere di tanti panorami maestosi”.

Christian Haettich, dell’Alsazia, nel nord-est della Francia, ha perso gran parte della sua gamba sinistra e parte del braccio sinistro a causa di un incidente stradale nel 1976, quando aveva 15 anni. E’ stato investito frontalmente da un auto. Le amputazioni hanno reso la sua vita molto difficile. Ha attraversato momenti bui, si è sposato e ha dei figli, ma la sua vita è cambiata di nuovo solo nel 1995 quando ha conosciuto un ciclista che aveva una gamba sola. (Da The Guardian)

Master universitario di Psicologia dello Sport

L’Università Telematica San Raffaele, Roma, ha deciso di attivare un Master Universitario di II Livello in Psicologia dello Sport di cui sarò il direttore scientifico (www.unisanraffaele.gov.it.) Si tratta di un’esperienza unica in Italia, poiché la sfida che ci attende è di coniugare insegnamenti web con workshop in aula e un tirocinio supervisionato presso organizzazioni sportive.

Ho dedicato la mia vita professionale all’affermazione e sviluppo in Italia di questa disciplina della psicologia e sono onorato che l’Università Telematica San Raffaele abbia accettato di intraprendere questa nuova sfida in un ambito innovativo, che richiede professionalità specifica e competente.

Il Master è aperto  solo a chi possiede la laurea magistrale in Psicologia conseguito in Italia, ovvero di laurea in Psicologia conseguita secondo il previgente ordinamento universitario ovvero essere in possesso di un titolo equipollente.

Il Master prevede 1.500 ore di lavoro a carico dello studente, articolate in  lezioni online, 2 workshop in sede, un tirocinio supervisionato presso enti e organizzazioni sportive e la preparazione di un Project work finale.

Il tirocinio, della durata di quattro mesi, si svolgerà in strutture quali Scuole Calcio della FIGC, Società Sportive e altre organizzazioni sportive presenti nella tua area geografica di residenza

Il lavoro effettuato nel tirocinio sarà presentato nel Project work discusso al termine del Master.

I docenti sono professori universitari, psicologi professionisti che lavorano in ambito sportivo e docenti della Scuola dello Sport del Coni. Le aree che verranno trattate riguardano:

  •  Gruppi e dinamiche di gruppo nello sport,
  • Processi cognitivi e tecniche psicologiche per l’incremento delle prestazioni sportive
  • Lo sport nelle diverse fasi del ciclo della vita
  • Il marketing di se stesso,
  • Strumenti e tecniche di valutazione psicologica nello sport
  • Sport, salute e benessere
  • Psicologia delle organizzazioni sportive
  • L’organizzazione del settore giovanile
  • Fondamenti di metodologia dell’allenamento
Maggiori informazioni su www.unisanraffaele.gov.it.

Buone vacanze

Buone vacanze

mangiate sano, muovetevi molto, divertitevi, state con chi volete, riposatevi

La corsa dell’addio

Novembre 1917 Monte Grappa. Le truppe italiane in ritirata, si assestarono sulla nuova linea difensiva, mentre incombeva l’avanzata degli austro- tedeschi, che avevano sfondato a Caporetto. In quei frangenti, molti soldati transitarono con i propri reparti, passando vicino ai loro paesi. Non c’era tempo per fermarsi, un saluto e via. Ma al calar della sera, con un permesso sulla parola, molti soldati scesero a trovare i loro familiari, ma c’era poco tempo, bisognava correre!


E con il cuore che batteva forte, giù per i pendii e i boschi, per passare poche ore con i propri cari, per un’ora d’amore fuggente forse l’ultima, prima di morire fermando gli invasori. E poi il ritorno: salite in corsa, per tornare in tempo mantenendo la parola, magari con del cibo per i compagni rimasti. Correre per amare, correre per lottare, correre per la gloria.

  • Giovanni Rech, di Seren del Grappa, padre di 3 bambine, fece la sua ultima corsa verso il monte Tomatico, dopo aver trascorso la notte in famiglia. Apri per primo il fuoco contro gli austriaci, morendo poi sotto la croce gettando indietro le bombe a mano avversarie.
  • Celeste Spadarotto di Quero, scenderà al paese a salutare i genitori. Sopravvissuto alla guerra, tornerà trovando il paese distrutto ed entrambi i genitori morti.
  • Vincenzo Colognese di Montebelluna, medaglia d’argento, morto mentre correva lungo le trincee del Monte Valderoa, a soccorrere e rincuorare i compagni feriti.

Fu la l’ultima corsa per tanti soldati. Senza distinzione oggi li ricordiamo.
Correre per lo slancio di un assalto, per portare ordini importanti o un compagno ferito, correre per salvarsi, correre per scrivere la Storia.
E tu oggi che corri per sentirti vivo, e il tuo sudore bagna erba e rocce , ricordati di loro, che qui hanno versato il loro sangue.
Senti battere il cuore, che oggi è quello di ogni nazione che qui un tempo ha combattuto. Corri oggi, tu che sei libero!

Campioni non si nasce ma si diventa

Scoperte vecchie ma sempre attuali sono quelle scritte nel 1985 da Benjamin Bloom in relazione a uno studio condotto su pianisti, scultori, matematici, neurologi, nuotatori olimpionici  e campioni di tennis

Indipendentemente da

 “caratteristiche iniziali (o doni) degli individui,

a meno che non ci sia un lungo e intenso processo

di incoraggiamento, nutrimento, educazione e allenamento,

 gli individui non raggiungeranno livelli estremi di capacità

in questi specifici ambiti” (p.3).

La mentalità vincente

A un certo momento nella mente di un atleta deve entrare l’idea che è convinto di volere vincere la gara.

Sono convinto che questo approccio alla gara determina una maggiore determinazione a volere fare tutto quello che serve per ottenere questo risultato.

La considerazione che vincere un torneo o una gara non sia affatto facile non deve in alcun modo distrarre l’atleta dal suo obiettivo.

Ogni atleta deve essere pienamente consapevole che non è mai un problema affrontare degli ostacoli anzi è una parte fondamentale del gioco, perché è da questa esperienza che viene fuori il vincitore.

Quindi bisogna allenarsi a vincere e quindi mostrare il proprio coraggio, sapendo che non sarà mai facile e per cui bisogna lottare istante per istante senza paura.

Vuoi diventare una leader?

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