Quello che condividiamo: un video contro i muri

Talvolta è difficile trovare quelle cose che, come essere umani, abbiamo in comune.

Viviamo in tempi in cui è popolare il racconto di “Noi vs Loro”. Ci perdiamo in particolari e rischiamo di perdere ciò che unisce.

Una televisione danese ha voluto sfidare questa impostazione con un video semplice ma efficace: “All that we share”

Nel video un gruppo di danesi si trovano su un palco, divisi in precise aree che li definiscono in modo oppositivo.

A un certo punto qualcosa accade che li spinge a uscire da queste definizioni, a unirsi trovando le cose che li accomunano, ed è così toccante che viene da piangere.

 

Disturbi mentali nel calcio

Non sappiamo molto sui disturbi mentali comuni di cui soffrono i calciatori professionisti, nella bibliografia accademica mondiale sono presenti pochissime ricerche e scarsa informazione scientifica (Gouttebarge e Aoki, 2014).

Un nuovo interessante studio pubblicato nel Journal of Sport Science & Medicine da Gouttebarge, Back, Aoki e Kerkhoffs (Journal of Sport Science & Medicine, 2015, 14, 811-818) indaga i sintomi correlati a stress, ansia/depressione o abuso di sostanze/dipendenza, generalmente indicati come sintomi di disturbi mentali comuni o CMD.

Obiettivo di questo studio è stato di “determinare la prevalenza di sintomi legati a CMD (angoscia, ansia/depressione, disturbi del sonno, l’abuso di alcol, disordini alimentari) in calciatori professionisti provenienti da cinque paesi europei e di esplorare le associazioni  e le misure sotto cui studiare gli eventi della vita e l’insoddisfazione riguardo la propria carriera di calciatore”.

In questo studio sono stati selezionati 540 calciatori professionisti provenienti da cinque paesi europei (Finlandia, Francia, Norvegia, Spagna e Svezia) e il metodo utilizzato è stato la somministrazione di un questionario elettronico.

I disturbi considerati dagli autori sono stati: distress, ansia, depressione, disturbi del sonno, abuso di alcolici e disturbi alimentari.

Questi fattori sono stati poi correlati agli eventi negativi della vita e all’insoddisfazione riguardo al proprio percorso professionale.

I risultati hanno messo in evidenza che i più alti tassi di prevalenza di sintomi legati alla CMD sono:

  • 18% (Svezia) per distress
  • 43% (Norvegia) per l’ansia / depressione
  • 33% (Spagna) per disturbi del sonno
  • 17% (Finlandia) per abuso di alcolici
  • 74% (Norvegia) per disturbi alimentari

Questo studio ha anche sottolineato come “in Finlandia, Francia e Svezia gli eventi della vita e l’insoddisfazione per la propria carriera sono stati associati con stress, ansia/depressione, abuso di alcolici, e disturbi dell’alimentazione”.

In conclusione, questo studio è molto importante e dovrebbe essere replicato con studi condotti in altri paesi considerando il numero di giocatori professionisti di calcio in tutto il mondo. Inoltre altri studi hanno rivelato che i sintomi legati alla CMD sono diffusi come in altre popolazioni oggetto di studio, che vanno dal 10% per distress al 19% per l’abuso di alcolici e al 26% per l’ansia/depressione (Gouttebarge et al., 2015).

 (sintesi di Emiliano Bernardi, da Journal of Sports Science and Medicine (2015) 14, 811-818, http://www.jssm.org)

Gli errori mentali del Napoli

Seguendo le valutazioni dei quotidiani della partita Real Madrid – Napoli si possono evidenziare i seguenti errori mentali del Napoli. Una squadra è pronta a giocare ad alto livello se:

I leader guidano la squadra – Hamsik l’ha fatto per troppo poco tempo a livello elevato, così pure gli altri giocatori più importanti.

E’ concentrata in modo positivo – Il Napoli è sembrato poco concentrato e insicuro nel seguire le indicazioni del suo allenatore.

Sul campo gioca in modo determinato – Il Napoli ha regalato troppi palloni in fase di disimpegno, troppi errori individuali. Questi sono segnali di tensione eccessiva.

Gestisce le grandi aspettative che si creano per le partite decisive – Invece i giocatori sono stati sommersi da queste aspettative di gloria che hanno ridotto l’efficacia del loro gioco. Il Real Madrid è andato in svantaggio ma sapeva come fare per recuperare la partita. Il Napoli è andato in vantaggio ma non ha saputo gestire questo momentum positivo.

E’ convinta di potere vincere – Si può vincere o perdere ma bisogna coltivare in modo instancabile la convinzione che si può vincere se si segue il proprio piano di gioco. Il Napoli questo l’ha dimostrato probabilmente a un livello medio ma grandi aspettative richiedono livelli elevati di: prontezza mentale, reattività fisica, tenacia persistente e finali di partita ad alta intensità.

E’ indispensabile allenare l’abitudine a essere pronti

Gli atleti spesso immaginano che il giorno della gara saranno pronti ad affrontarla.  I risultati insegnano che questa convinzione si realizza di rado. Succede invece che gli atleti si spaventano, diventano troppo preoccupati e forniscono pessime prestazioni.

Bisogna allenarsi a cambiare, le abitudini diventano utili solo quando i comportamenti che le definiscono sono stati ripetuti, ripetuti e ripetuti ancora. Non bisogna accontentarsi di allenarsi-abbastanza-bene, perché così non si costruiscono le abitudini vincenti. Bisogna continuamente perfezionarsi e consolidare i progressi ottenuti.

E’ un tipo di lavoro emotivamente coinvolgente. Ogni esercitazione viene prima immaginata mentalmente, proprio come se si stesse fornendo quella prestazione in quel determinato momento. Solo dopo questo esercizio mentale, si dovrebbe passare ad eseguire l’esercizio. Il principio è: si parte quando la mente è pronta a iniziare. Mai prima.

La giustificazione dietro cui si nascondono le persone, compresi gli atleti, è di dirsi: “se poi sbaglio lo stesso?”. Sono troppo concentrati sul risultato. Hanno difficoltà ad accettare gli errori e quando si sbagliano si arrabbiano oppure si deprimono.

Accettare gli errori e recuperare immediatamente dopo la condizione emotiva e attentava ottimale per continuare è uno degli scopi principali dell’allenamento

Epilessia e sport

Epilessia e sport è ancora un rapporto poco indagato e soprattutto poco praticato. Questo avviene poiché molti continuano a credere che lo sport possa rappresentare uno stress che scateni le convulsioni. La ricerca ha invece dimostrato che questa probabilità è minore in relazione all’attività motoria rispetto a quanto lo sia nelle comuni attività quotidiane. La questione non riguarda se praticare sport, riguarda piuttosto quali sono le attività consigliate e quelle da evitare e come ottenere l’idoneità sportiva almeno alla pratica non-competitiva. Inoltre, bisogna ricordare che la sedentarietà forzata determina l’insorgere di altri problemi, tipici in chi non fa sport e che si riferiscono ai problemi cardio-circolatori, al diabete di tipo 2, ai tumori al seno e al colon nonché disturbi psicopatologici (depressione e ansia). La Giornata mondiale dell’epilessia dovrebbe essere un momento di riflessione e proposizione su questi temi, che comunque potranno essere affrontati con efficacia non in modo individuale ma solo con la corruzione di reti di collaborazione fra le famiglie di questi pazienti, il sistema socio-sanitario, le società sportive e gli esperti psicologi e medici.

Super Bowl spot contro ogni discriminazione

A cantare “America The Beautiful” sono americani di origini asiatiche, arabe, africane, europee. Lo spot multiculturale non è nuovo, Coca-Cola lo aveva girato nel 2014 e presentato in occasione del Super Bowl di quell’anno. Dua anni dopo è tremendamente attuale, per questo è stato riproposto nella finale del campionato Nfl giocata ieri sera, nei giorni delle polemiche e delle proteste per il Muslim Ban di Donald Trump.

Non importa chi sei, da dove vieni, chi ami“, inizia così lo spot di Airbnb mandato in onda durante il Super Bowl 2017. “Più accettiamo, più il mondo è bello”, dice ancora il portale online per l’affitto di appartamenti e case mentre una serie di volti scorrono sullo schermo: donne, uomini, anziani, giovani, provenienti da ogni parte del mondo. Un messaggio che sembra una risposta al Muslim Ban di Donald Trump

(Fonte: La Repubblica.it).

 

 

Epilessia: conoscere per non discriminare

L’ASSOCIAZIONE ITALIANA CONTRO L’EPILESSIA LAZIO ONLUS

IN COLLABORAZIONE CON

IL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE PER L’EPILESSIA

13 FEBBRAIO 2017

CONVEGNO

“LUCE SULL’EPILESSIA: CONOSCERE PER NON DISCRIMINARE”

Programma:

Apertura dei lavori

Umberto Avvisati
Presidente dell’AICE Lazio Onlus

Relazione introduttiva

Rodolfo Lena
Presidente Commissione Politiche Sociali e Salute – Consiglio Regionale Lazio

“Epilessia nel Lazio: scenari presenti e possibili”

Interviene: Dott.ssa Angela Teresa Lazzaro, Resp. Settore Epilessia del P.O. S. M. Goretti di Latina

Interviene: Marta Marina Tropea – Vice Presidente AICE Rappresentante dei famigliari

“Epilessia e scuola”

Interviene: Dott.ssa Carla Di Stefano, Medico Scolastico, Medicina Preventiva dell’Età Evolutiva

“Epilessia ed attività sportive”

Intervengono: Dott. Umberto Perugino, Resp.le Ambulatorio Epilessia ASL Roma1- Dott. Romano Franceschetti Resp.le UOSD Medicina dello Sport ASL Roma1

“Gli effetti psicosociali dello sport in persone con epilessia”

Interviene: Prof. Alberto Cei, Psicologia dello Sport, Università San Raffaele Roma

Interviene: Matteo Odargi, Rappresentante pazienti AICE Frosinone e Latina

“Epilessia e stigma: valutazione attraverso un que- stionario strutturato” Interviene: Dott. Mario Tombini, Resp. Funzioni Na- tura Prof.le, UOC di Neurologia Policlinico Universi- tario Campus Bio-Medico, Ricercatore, Settore scientifico MED/26

Moderatore: Dr.ssa Anna Teresa Giallonardo- Dirigente Medico Centro Epilessia Policlinico Umberto I – Università “La Sapienza” Roma

Quanto esercitarsi: il dilemma del tempo vs intensità

Il dilemma fra tempo speso a esercitarsi e intensità dell’impegno non è stato ancora definitivamente risolto. Credo che l’esempio seguente possa essere di aiuto per rispondere a questo quesito

Il famoso violinista Nathan Milstein ha scritto: “Esercitati quanto tempo tu pensi di essere capace senza perdere la concentrazione. Una volta, preoccupato perché i miei compagni si esercitavano tutto il giorno, chiesi (al mio mentore) il Professore Auer quante ore dovevo suonare e lui mi disse ‘ In realtà non importa quanto. Se ti eserciti con le dita, il tempo non sarà mai abbastanza. Se ti eserciti con la testa, due ore sono anche troppe’.”

Mo Farah post contro Trump

Post

On 1st January this year, Her Majesty The Queen made me a Knight of the Realm. On 27th January, President Donald Trump seems to have made me an alien.

I am a British citizen who has lived in America for the past six years – working hard, contributing to society, paying my taxes and bringing up our four children in the place they now call home. Now, me and many others like me are being told that we may not be welcome. It’s deeply troubling that I will have to tell my children…

Recensione libro: Ultramaratoneti e gare estreme

Ultramaratoneti e gare estreme

Matteo Simone

Roma Prospettiva editrice, 2016, p.298

Parlare di ultramaratona è difficile perché con facilità si può scadere nella retorica del sacrificio, del no pain-no gain. Questo libro, invece, parla di questo tema dando voce alla esperienze positive e negative di chi corre. Infatti si parla all’inizio della corsa, anzi del movimento, e di quanto sia importante muoversi quotidianamente scegliendo la misura che è più indicata e piacevole per la persona. Successivamente il lettore è condotto nel mondo della corsa di lunga distanza e quindi anche in quello dell’ultramaratona. Qui il racconto assume sempre più una dimensione narrativa in cui Simone Matteo fa parlare i diretti protagonisti attraverso le loro esperienze. La maggior parte di loro sono persone comuni, non atleti professionisti, che parlano delle ragioni che sottendono a questa scelta sportiva. Sono in generale motivazioni che nascono dal desiderio di migliorare la conoscenza di se stessi, attraverso la conoscenza di quali siano i propri limiti e come superarli. Il corpo parla continuamente a questi amanti dell’endurance, poiché la distanza determina sollecitazioni che le corse brevi e di media lunghezza non arrivano a determinare. Ascoltarsi vuol dire anche sapere quando fermarsi dando retta proprio ai segnali che provengono dal fisico. Non ascoltarli significa andare incontro a problemi fisici anche gravi, come viene raccontato da alcuni runner. Il libro scorre in modo interessante poiché Matteo Simone narra delle storie personali senza avere la pretesa d’insegnare cosa sia l’ultramaratona ma lasciandola scoprire al lettore attraverso le parole di chi la pratica. Ognuno di noi se ne farà quindi un’idea personale, basata su cosa riteniamo sia la corsa, la corsa di lunga distanza e il nostro rapporto con il movimento. E’, quindi, un libro aperto a diverse soluzioni interpretative dettate dalle esperienze di chi legge e credo che questo sia il suo pregio principale.