Il Giuoco del calcio fra i giovani

Quando si inizia a prendere a calci un pallone, in un campetto improvvisato o in una moderna struttura sportiva, all’inizio e prima di tutto il resto, c’è un gioco. Anzi, meglio, un “giuoco”, come recita ancora la dizione ufficiale dei regolamenti e il nome stesso della federazione sportiva di chi gioca a pallone: il “giuoco del calcio”.
E’ proprio questo il titolo di una trasmissione televisiva condotta da Giusi De Angelis che va in onda su Super 3, rete di Roma e del Lazio, il giovedì alle 21.30. “Il Giuoco del calcio” parla del mondo giovanile: scuole calcio, piccoli amici, pulcini, esordienti, allievi e juniores. “ Vuole fare conoscere un mondo ricco, vivace e in continua espansione nonostante i problemi e le difficoltà del calcio “dei grandi” di cui poco si parla. Il programma esamina il rapporto  tra bambini, scuole calcio e genitori, anche attraverso le opinioni e le esperienze di chi il calcio lo ha vissuto in prima persona. Ma anche il rapporto tra cultura e calcio, quando lo sport dà un messaggio culturale o diventa uno strumento di educazione sociale e civile. E poi il calcio dei bambini con le sue diff icoltà, il problema dei piccoli giocatori immigrati e il commercio di chi promette sogni che raramente si riescono a realizzare. Molto bella la trasmissione di ieri sera sulla Scuola Calcio di Scampia a Napoli e su quella di Torbellamonaca a Roma, aree a forte disagio sociale in cui queste due società sportive operano da anni per consentire ai bambini di vivere esperienze positive di convivenza attraverso il calcio. Sono esperienze che più di ogni altra parola ci fanno bene all’animo e trasmettono un messaggio concreto di speranza. Vai a: www.ilgiuocodelcalcio.it   www.arciuispscampia.it   www.fondazionecannavaroferrara.it/arci-scampia-25-anni-e-non-sentirli?lang=it

 

 

Humor al Nanga Parbat

Guardate il video della fase di acclimatamento di Simone Moro e Denis Urubko nell’ascesa invernale in corso sul Narga Parbat. Mi è piaciuto il senso di humor che i due alpinisti riescono ad avere a quelle altitudini: http://simonemoro.gazzetta.it/2012/01/19/il-film-del-nostro-acclimatamento/

 

Fare l’atleta o lo studente?

Sono stato invitato a parlare a un convegno che tratterà il tema di come conciliare durante la scuola media superiore le necessità dello studio con l’attività agonistica. La risposta è scontata, nel senso che un giovane deve riuscire in questo intento, poichè è indispensabile per il suo futuro che acquisisca quelle competenze culturali, metodologiche  e scientifiche/classiche/professionali che solo la scuola può offrire, indipendentemente dalla scelta dell’orientamento curriculare. Sto parlando non tanto di chi svolge un’attività a livello ricreativo, in cui può quindi scegliere la frequenza e l’intensità di partecipazione in funzione del tempo libero che è in grado di garantirsi ma di coloro che svolgono un’attività agonistica, che al contrario è regolata secondo ritmi e tempi che le sono propri e che sono contrattabili dal giovane in modo molto limitato. Fare sport agonistico e seguire un corso di studi impegnativo richiede un impegno totale che porta a escludere ogni altra attività in un contesto nel quale spesso gli insegnanti considerano l’altra attività come un ostacolo all’apprendimento. Una soluzione spesso tentata dai genitori e dalle società sportive e d’iscrivere questi giovani a scuole private o in istituti in cui vi è una più positiva considerazione dello sport. La fama e la popolarità del club sportivo (come nel caso di quelli di calcio) o il vivere in città di provincia possono essere fattori facilitatori. Nel nostro paese il sistema scolastico non si è mai interessato a come riuscire a coniugare questi due aspetti della vita, mentre per la musica vi sono i conservatori e il liceo artistico è un sistema per formare i ragazzi all’interno di un mondo che ha loro interessa. Un ragazzo o una ragazza devono quindi prevedere almeno tre ore di studio e altrettanto di allenamento; con l’aggiunta delle ore di scuola sono almeno 11 ore al giorno. A queste va aggiunto il tempo per gli spostamenti, minimo altre due ore al giorno (spesso sono di più per chi vive in una grande città). Sono pertanto 13 ore al giorno. A mio parere la questione sta in questi termini, chi non è disposto a seguire  questo tipo d’impegno, a mio avviso, dovrebbe lasciare lo sport. Perchè lo sport agonistico di alto livello è una carriera per pochissimi e in Italia non essendoci alcun supporto da parte delle istituzioni vige la regola della giungla, per cui pochi ce la fanno a dispetto dei tanti che periscono. Mi spiace essere così diretto ma non vedo altre soluzioni. I ragazzi e le ragazze devono acquisire un titolo di studio di scuola superiore ottenuto con il loro lavoro e non pagato dai genitori, perchè questo è indispensabile per il loro futuro professionale, se vi riescono coniugando insieme lo sport benissimo, altrimenti devono abbandonare lo sport inteso come possibile carriera e continuare questa loro passione a livello ricreativo. Le famiglie sono fondamentali nel sostenere i loro figli, soprattutto nell’insegnargli  a sviluppare una concezione realistica e non illusoria del loro futuro. I genitori non devono mai abdicare al ruolo di guida dei loro figli e figlie o pensare che il successo sportivo sarà la loro pensione.

Coraggio e professionalità

Nella storia terribile della Costa Concordia all’Isola del Giglio sono coinvolti molti uomini nello sforzo di ridurre l’impatto ambientale di questo disastro: Altri, i sub dei Vigili del Fuoco, della Finanza e della Guardia Costiera   sono impegnati nel salvataggio e nel recupero dei corpi. E’ un lavoro che richiede un grado di professionalità estremo e di grande coraggio. L’articolo di oggi su La Stampa di Teodoro Chiarelli ne riporta l’esperienza. Sulla nave dicono due vigili del fuoco “non hai vie di fuga … Non puoi risalire in verticale, devi per forza uscire da dove sei entrato. Ti serve la sagola-guida o filo d’Arianna, ma devi saperlo usare, sennò rischi di imbrigliarti da solo e sono dolori. Si procede al buio, perchè l’acqua è intorpidita dalla decomposizione dei corpi, cibo e scorte. Devi avere rapporti profondi con i tuoi partner, una fiducia convinta e totale: la vita di uno può essere nelle mani dell’altro. E poi c’è quella paura che ti guida, che fa scattare il raziocinio e garantisce il rispetto, prima di tutto di te stesso e quindi ti spinge ad averlo per gli altri”. Tornati all’aria aperta, sul gommone si parla tirando fuori tutto quello che si ha dentro, ogni pensiero, angoscia, timore. Per loro è “quasi una terapia di gruppo … Ci guardiamo negli occhi e svisceriamo tutto, imprese e debolezze. E’ dura e stressante, ma la miglior cura a fine giornata è stare tutti insieme a cena”.

Girone di andata calcio

Commenti sulle 19 partite del girone d’andata del campionato di serie A di calcio e previsioni su quello di ritorno. Le prime tre squadre di testa, divise da 3 punti, raggiungono questa posizione con risultati diversi.

  Vinto Pari Perso
Milan 63,1% 21,05% 15,7%
Juventus 57,8% 42,1% 0
Udinese 57,8% 26,3% 15,7%
  1. Il Milan ha vinto più spesso delle altre. La sua media del 63% di successi è analoga a quella raggiunta al termine del girone di andata della stagione precedente e al termine del campionato che ha vinto.
  2. La Juventus ha 1 punto in più del Milan pareggiando il 42% delle partite contro il 21% ma senza essere mai  essere stata sconfitta.
  3. L’Udinese ha perso 3 partite come il Milan ma ha 1 pareggio in più, che determina il distacco di 3 punti dalla capolista.
  4. Il campionato passato è stato vinto mantenendo la stessa percentuale di successi del girone di andata, riducendo al minino le sconfitte nella seconda parte (non più di 1) e aumentando i pareggi rispetto alla prima parte del campionato.
  5. La Juventus ha finito il girone di andata senza sconfitte e potrebbe permettersi anche 2 sconfitte in quello di ritorno ma non le altre due squadre.
  6. Gli scontri diretti possono determinare il campionato, non solo perché chi vince avrebbe superato un ostacolo decisivo, ma soprattutto sarebbe negativo per chi perde perché si troverebbe costretto a non subire più insuccessi se vuole vincere il campionato.
  7. Sono, però, altrettanto importanti anche le partite apparentemente facili perché la squadra di vertice deve ottenere sempre la vittoria.
  8. La tabella di marcia è la seguente su 19 partite bisogna vincerne almeno 11, perderne 2  e pareggiarne 6 per essere quasi certi di arrivare secondi, chi vuole vincere dovrà fare meglio.
  9. In sintesi, di solito vince chi nel girone di ritorno mantiene lo stesso ritmo di successi e aumenta il numero dei pareggi. Infatti,  l’anno scorso l’Inter è arrivata a 6 punti dal Milan pur vincendo solo una partita in meno (23vs24) ma ha fatto meno pareggi (7vs10) perché ha perso il doppio degli incontri (8vs4).

 

 

L’entusiasmo non è sempre positivo

Avere aspettative realistiche rispetto ai propri risultati è una degli aspetti dello sport agonistico che è più difficile da controllare da parte di atleti e allenatori. Talvolta una serie di risultati positivi portano a pensare di potere raggiungere il massimo risultato mentre altre volte pochi risultati negativi o non soddisfacenti determinano previsioni ancora peggiori. A questo riguardo i commenti di Conte, l’allenatore della Juventus, sulla possibilità di vincere il campionato mi sembrano un esempio di eccessivo entusiasmo, soprattutto perchè possono spostare l’attenzione delle squadra sull’idea “vincere” da quella che invece dovrebbe riguardare il come fare per giocare bene e vincere la prossima partita. E’ un po’ come fessteggiare il successo 10 metri prima dell’arrivo, si può inciampare per la distrazione: meglio trattenere le emozioni, aspettare e poi manifestarle quando si è tagliato il traguardo, che in questo caso è rappresentato dalla conclusione del girone di andata. Questo perchè la fine della prima parte del campionato è un evento oggettivo, in cui ogni squadra effettua una prima valutazione del suo percorso e delle sue prospettive. In altri termini è legittimo in quel momento esprimere le proprie aspettative, farlo prima di quel momento direi che è quantomeno rischioso.

10 ragioni per non fare sport

10 ragioni per non fare sport e vivere felici?
1. Si perde del tempo utile per stare su Facebook o intrattenersi con qualche nuovo gioco.
2. Si diventa più affamati e si mangia di più perdendo così i benefici del fare esercizio.
3. Si perde peso e misure di vestito costringendosi a spendere per rinnovare il guardaroba.
4. Vengono dei dolori fisici perdendo il piacere di fare esercizio.
5. Si puzza e diventa necessario fare una doccia non prevista.
6. Si suda e lo spogliatoio diventa una camera a gas.
7. Ci si può fare male e quest’idea è assolutamente fastidiosa.
8. Si conoscono persone che parlano solo di esercizi fisici e di cosa vogliono fare per mettere più muscoli.
9. Bisogna continuare per sempre altrimenti la fatica non è servita a nulla.
10. Se anche il/la tuo/a partner è sportiva non hai proprio scampo, devi continuare.

USA 1 obeso 3

La più recente indagine sullo stato di salute degli americani, apparsa sul Journal of the American Medical Association, ha rilevato che 1 su 3 è obeso o sovrappeso e e la proporzione fra i giovani è di 1 su 6. Non è aumentata negli ultimi 12 anni ma resta un problema piuttosto grave. In particolare il 35,7% della popolazione è obesa e lo è il 16,9% dei giovani sino a 19 anni. Neri e bianchi se maschi hanno circa la stessa percentuale, 38.8% i primi e 36,2 i secondi. Netta è invece la differenza a favore delle donne bianche (32.2%) rispetto alle donne nere (58.5%). Inutile ripetere quanto questa condizione sia dannosa per il benessere delle persone e come l’unica politica sia quella di aumentare l’attività fisica e ridurre drasticamente cibi e bevande ipercaloriche. Cerchiamo di non imitarli, perchè siamo da tempo su questa strada.

Campione di rally e di tiro a volo

Nasser Saleh Al Attiyah, atleta del Qatar, ha vinto i campionati asiatici di tiro a volo eguagliando il record del mondo di 150 bersagli colpiti su 150. Non ha commesso neanche un errore in due giorni e insieme ad altri 4 atleti appartiene al ristretto numero che può vantare questo titolo. La sua impresa è eccezionale non solo per questo risultato ma anche perchè, nel contempo, è uno dei più importanti rallysti del mondo ed è appena tornato da poco più di una settimana dalla Dakar, che ha vinto nel 2010. Negli ultimi due mesi ha vinto nel tiro a volo i Giochi Arabi, poi è andato alla Dakar ed è tornato nuovamente a Doha per questa gara. Questa sua abilità distribuita su due attività così diverse è certamente impressionante, i suoi segreti sono l’estrema forma fisica, la ricerca continua della concentrazione e il sostegno di quanti gli sono accanto. La concentrazione la allena al massimo livello anche in allenamento dove s’impegna a tirare con la stessa intensità della gara. Questa volta in finale per mantenerla in maniera ottimale si è concenrato sul figlio di 8 mesi, immaginando il suo sorriso e lo sguardo. Questo è possibile in quanto nel tiro a volo vi sono delle fasi di pausa in cui bisogna tenere la mente occupata con qualche semplice pensiero che la allontani dal pensare al risultato, riducendo così lo stress agonistico di quei momenti. Questa storia mette in luce quanto siano diversi gli stili di vita con cui si può raggiungere il successo e come un atleta di vertice mondiale possa trovare anche nei pensieri di tutti i giorni lo stimolo per ridurre la tensione nei momenti di maggiore pressione.

L’alibi della stanchezza

Fatica è una di quelle parole con mille significati, che solo ogni tanto vuole dire essere stanchi, mentre nella maggior parte delle altre serve a nascondere le ragioni di una prestazione non soddisfacente. Durante questo turno di campionato le prime in classifica hanno raccolto due pareggi e due sconfitte e non certo perchè erano stanche, giacchè è la seconda partita dopo un lungo periodo di vacanza. Se ciò è vero le motivazioni sono quindi altre. Forse per la Juve è la mancanza di abitudine a vincere quando è necessario. Per il Milan la partita era difficile ma i tormentoni su Pato non hanno aiutato ed è stato un errore, a mio avviso fare giocare un calciatore sino al giorno prima distratto da altre questioni. Per il Napoli si è posta la questione che Mazzarri aveva sollevato: la necessità di essere più aggressivi in campo. Per l’Udinese si evidenzia la difficoltà a tenere il ritmo avuto sinora, che è anche un ritmo mentale. Queste spiegazioni non centrano nulla con la fatica o con altre spiegazioni tecniche, si tratta come al solito di guardare alla mente della squadra e di sapere come fare per uscire dallo stress che essere le prime della classe comporta. Oggi stavo con due atleti che fra tre giorni hanno una gara molto importante per loro perchè potrebbe qualificarli per la prima volta per le olimpiadi. I loro pensieri erano del tipo: faccio errori stupidi, penso agli avversari, oggi non sono come vorrei. Avrebbero continuato all’infinito in questo loro atteggiamento convinti che non ci fosse nulla da fare. Parlando con ognuno di loro gli ho fatto notare che non era questo il loro problema, che non avevano nessuna importanza i pensieri che avevano e che non si può controllare cosa si penserà fra un istante. Dovevano invece lottare per eliminare questi pensieri, sostituendoli subito con altri utili a fare bene ciò che dovevano fare. Così hanno fatto e le loro prestazioni successive sono state ottime. Questo è il punto, non importa se sono stanco, può essere, ciò che conta è impegnarsi per mantenere la concentrazione su ciò che devo fare in campo, Questo deve fare ogni calciatore, finchè pensa che è stanco non combinerà più nulla.