Vecchio quiz per allenatori

Quanto vuoi diventare bravo?

Spesso noi come psicologi ci confrontiamo con l’eccellenza, nello sport come in altri ambiti, e la domanda che pongo a me stesso è: sono anch’io eccellente nelle mie prestazioni? Anni fa il primo a pormi questa domanda fu John Salmela, un grande amico e collega. Infatti aveva l’abitudine di chiedere ai suoi studenti: “quanto vuoi diventare bravo? Vuoi essere lo psicologo più bravo del tuo quartiere? O della tua città o ancora di più?”. Potrebbe sembrare una questione retorica ma riguarda invece le nostre aspettative e i nostri obiettivi.

Quanto voglio diventare bravo ha a che fare con:

  • le competenze che voglio acquisire
  • il tempo che voglio dedicare a questa attività professionale
  • al network che voglio creare per raggiungere i miei obiettivi
  • la mia tenacia di fronte alle difficoltà
  • la convinzione di essere in grado di affrontare qualsiasi problema
  • la comprensione di quello che chiede il mondo sportivo a cui mi rivolgo
  • il tempo dedicato al continuo miglioramento, indipendentemente da quanto ottenuto sino a quel momento
Se non si è in grado di fornire risposte costruttive a queste domande non potremmo capire l’eccellenza e tantomeno aiutare noi stessi a raggiungerla nel nostro lavoro.

 

Psicologia dello Sport: Padova 21 maggio

Abilità + motivazione + attitudine = successo

L’abilità è cosa sei capace di fare.

La motivazione determina cosa fai.

L’attitudine determina quanto bene lo farai.

(Lou Holtz)

E ricorda che:

 

Scuola calcio per bambini con disabilità intellettiva

Il progetto Calcio Insieme, promosso dalla Fondazione Roma Cares  in collaborazione con la ASD Accademia Calcio Integrato,  ha lo scopo di promuovere l’attività motoria e l’insegnamento del calcio nei giovani tra i 6 e i 12 anni con disabilità intellettiva al fine di migliorare da un lato la qualità della loro vita attraverso la pratica sportiva continuativa nel tempo e dall’altra di insegnare un modello di calcio a loro adeguato, ma anche per costruire una community in cui scuola, famiglia, organizzazione sportiva e staff possono sentirsi parte di un progetto comune in cui al centro vi sono
i bambini con disabilità intellettiva.  Lo scopo del progetto è di creare le condizioni per favorire l’empowerment di ognuno indipendentemente dalle sua abilità di partenza, cosi come è stato definito dal Comitato Paralimpico Internazionale.

Attualmente partecipano al programma 30 bambini, di cui 3 bambine, 10 istruttori, 4 psicologi dello sport, 1 logopedista, 1 medico dello sport, a cui si aggiungono:  direttore tecnico, responsabile dei rapporti con le scuole e le famiglie, direttore scientifico, giornalista, responsabile del progetto e amministrazione. Al termine di questo primo anno verranno pubblicati i risultati raggiunti in relazione agli aspetti motori, di apprendimento del calcio e psicosociali dei bambini.

Tre frequenti errori mentali dei golfisti

Tre errori frequenti che commettono i giocatori di golf

  • L’abilità degli atleti di dirigere l’attenzione sugli stimoli appropriati viene spesso dato per scontato
  • Il fatto di essere fisicamente in forma, di eseguire meccanicamente i gesti di routine abitudinari non significa essere concentrati
  • Concentrarsi o recuperare un focus attentivo corretto dopo aver commesso un errore è difficile anche per i giocatori esperti
Ciò avviene poiché l’abilità a concentrarsi, a reagire prontamente alle difficoltà e a essere precisi ed efficaci nell’esecuzione delle risposte a queste situazioni è uno dei problemi principali del golf.

Per saperne di più scrivetemi e vi risponderò

La concentrazione nel golf

Fra gli altri interventi vi sarà il mio intitolato “La concentrazione nel golf”

Strategie vincenti per allenatori di successo

Relatore: Daniela Sepio

Data: 18 maggio, ore 19-20.30

Durata: 90 minuti

Programma: Il mister nel calcio è sempre più su un banco di prova, perché quando qualcosa va male, il primo a saltare è sempre l’allenatore.

Ora più che mai nel mondo del calcio l’allenatore deve “distinguersi”.

Distinguersi significa avere la volontà di migliorarsi, facendo cose diverse dagli altri se si vogliono raggiungere risultati diversi dagli altri.

Scegliere di distinguersi vuol dire non uniformarsi ad una mentalità o ad uno stile trincerandosi dietro alla frase ”abbiamo sempre fatto così”, questo poteva essere vero in passato, ma non più oggi in cui l’allenatore deve essere convincente e vincente, essendo capace di sprigionare energia motivazionale.

Non è più sufficiente curare la parte tecnica, tattica o atletica per arrivare al successo.

La forza di ogni giocatore sta nello sfruttare al meglio non solo le sue potenzialità tecniche e tattiche, ma anche quelle psicologiche e la sua capacità di affrontare il campo. La forza dell’allenatore sta nell’essere capace di far esprimere al giocatore e alla squadra queste potenzialità, guidando nel raggiungimento di una condizione psichica ottimale che consenta di esprimere un livello più elevato di performance.

L’esigenza di ogni mister, ma anche dei calciatori è oggi più che mai quella di essere degli abili comunicatori e soprattutto di essere una guida capace di mettere i soggetti nella condizione di dare il massimo di sé stessi.

Alla luce di questa realtà attraverso il webinar si acquisiranno competenze su:

  • Essere un abile comunicatore

  • Relazionarsi in modo efficace

  • Motivare l’atleta e la squadra

Questo webinar è dedicato ad allenatori, calciatori e psicologi impegnati nel mondo del calcio, che vogliono distinguersi attraverso l‘acquisizione di strategie vincenti.

Per corrispondere meglio alle vostre esigenze, inviate tre domande su questo tema a cui vorreste trovare una risposta durante il webinar vi risponderemo.

Riceverai una e-mail di conferma entro 24 ore. Riceverai una e-mail di conferma entro 24 ore.

Il Bayern ha sbagliato l’approccio mentale alla partita

Partiamo dalle statistiche estremamente a favore del Bayern contro l’Atletico Madrid: 33 tiri a 7, 72% di possesso palla a 28%, 23 cross su azione a 2. Solo leggerle rende ben chiaro l’andamento del match dell’Allianz Arena. Bayern a tratti incontenibile, con ritmi infernali, pressing continuo e stupende sovrapposizioni sulle fasce laterali. Cross, inserimenti, tiri da fuori di due bombardieri come Alaba e Vidal. Se non per 90 minuti, almeno per 75. Eppure l’Atletico è rimasto in partita, ha sofferto enormemente, ha colpito alla prima occasione buona e ha resistito anche nell’infuocato finale, mostrando una notevole capacità di resistere al gioco della squadra tedesca.

Nelle due semifinali il Bayern ha tirato 52 volte, ma ha segnato solo due goal. Dal punto di vista mentale il furore agonistico del Bayern è stato un ostacolo alla finalizzazione delle sue azioni, che consiste nel fare goal agli avversari. Questo avviene quando una squadra è prigioniera della bellezza del suo gioco, che trasforma più in un’azione estetica che in una centrata sull’ottenere un vantaggio determinato dalle reti messe a segno. Vuol dire che i calciatori hanno mancato in determinazione e tenacia nel raggiungere l’obiettivo della qualificazione alla finale. Certamente è bello divertire il pubblico e produrre del bel gioco ma bisogna anche vincerle le partite che sono decisive. Questa lo era e l’atteggiamento in campo della squadra è stato sbagliato.