John Salmela ci ha lasciato

Non ci sono parole per dire quanto sono triste. Non posso credere che John Salmela, un incredibile concentrato di energia, animo profondo e umanità ci abbia abbandonato. Ho incontrato John all’inizio della mia carriera e per me è stato un maestro e un amico. Insieme abbiamo passato molto tempo felice insieme e non posso pensare che non lo vedrò mai più.

La foto qui sotto risale al 1992 al meeting del managing council dell’International Sport Psychology Society  in Ottawa.  Questa riunione fu organizzata da John e da sinistra troviamo: il secondo che sono io, Jurgen Nitsch (3), John Salmela (5), Robert Singer (6), Denis Glencross (7), Gershon Tenenbaum (8), Marit Sorensen (9) Glyn Roberts (10), Atsushi Fujita (11), Sidonio Serpa (12), Richard Magill (13), Carlos Moraes (14) e Terry Orlick (15).

Ti alleni a gareggiare?

A partire da quando i giovani atleti hanno acquisito le abilità tecniche richieste dallo sport che praticano e sono diventati bravi nell’esecuzione delle azioni sportive specifiche, diventa importante allenarli a gareggiare. Sono questi gli obiettivi dell’allenamento che si svolge a partire dai 16 anni e che porterà alcuni a diventare atleti di livello internazionale.  Non bisogna infatti confondere l’acquisita maestria con la capacità di fornire prestazioni adeguate al proprio livello. Infatti, non è difficile incontrare giovani adolescenti capaci, bravi dal punto di vista tecnico ma scarsi in gara. Per questa ragione una parte dell’allenamento, che con l’accrescere dell’età diventerà sempre più significativa e ampia, deve essere dedicata a raggiungere lo scopo di insegnare all’atleta ad esprimersi al meglio in condizioni di confronto con altri atleti. Per primo l’allenatore non deve avere timore nel riconoscere che questo è uno scopo essenziale del suo lavoro e delle esercitazioni che propone agli atleti. Questo tipo di allenamento ha l’obiettivo di insegnare all’atleta a mantenere inalterata la qualità della sua prestazione in condizioni di pressione competitiva.

Capire le emozioni distruttive

Le emozioni distruttive sono spesso la causa più frequente degli insuccessi degli atleti. A questo riguardo voglio riportare una discussione fra uno dei più grandi studiosi delle emozioni, Paul Ekman e il Dalai Lama. Ognuno potrà trarne il proprio insegnamento.

Il Dalai Lama chiese un chiarimento: “Mi pare che ci siano due cose qui. Una è il processo della comparsa dell’emozione, l’altra la sensazione dell’emozione. Lei sta suggerendo che si diventa consapevoli di entrambe solo a posteriori?”

“No” spiegò Paul “si diventa consapevoli quando l’emozione è ormai comparsa. Essa concentra e orienta l’attenzione una volta che è iniziata, ma non durante il processo che la genera. Nel bene e nel male le nostre vite sarebbero estremamente diverse se in effetti valutassimo consapevolmente, diventando responsabili dell’inizio di ogni emozione. Invece ci sembra che l’emozione ci accada. Io non scelgo di avere un’emozione, di diventare spaventato o arrabbiato. All’improvviso sono arrabbiato. Di solito sono in grado di capire che cosa ha fatto qualcuno per generare in me quell’emozione ma non sono consapevole del processo che valuta, ad esempio, l’azione di Dan che mi ha fatto arrabbiare. E’ una questione fondamentale per la comprensione occidentale delle emozioni: il momento iniziale, un processo cruciale, è qualcosa su cui possiamo soltanto fare delle supposizioni poichè non lo conosciamo. Diventiamo consapevoli soltanto una volta che siamo dentro l’emozione. All’inizio non siamo noi che comandiamo.”

“Mi chiedo” commentò il Dalai Lama “se ci sia forse una situazione analoga nella pratica meditativa, laddove si coltiva una certa capacità introspettiva per monitorare i propri stati mentali … Nello sviluppare questa capacità introspettiva vi è una prima fase nella quale essa non è particolarmente raffinata, cosicché si riesce a cogliere la presenza dell’eccitazione o della fiacchezza soltanto dopo che è insorta. Tuttavia, addentrandosi più a fondo in questa pratica e coltivandola con sempre maggiore attenzione, si riesce a capire anche quando l’eccitazione o la fiacchezza stanno per manifestarsi.”

In sostanza questi sono i punti per noi utili:

  • L’emozione appare improvvisamente e orienta l’attenzione
  • La meditazione sviluppa l’auto-consapevolezza e consente di reagire all’emozione dannosa appena questa sta per manifestarsi.
  • L’attenzione viene così mantenuta sugli aspetti importanti della prestazione.
( Il testo è tratto da Emozioni distruttive, Dalai Lama e Daniel Goleman, Milano: Mondadori, 2003, p. 168-169).

 

Free Webinar: Gli Aspetti Mentali dell’Allenamento

Registrati ora al Free Webinar Realizzato da Cei Consulting

Gli Aspetti Mentali dell’Allenamento

di Alberto Cei

Martedì 11 Novembre 2014

Ore 19:00 – 20.15 CET

Iscriviti al webinar gratuito, basato sulle evidenze scientifiche e sulla esperienza professionale di 30 anni di Alberto Cei.

Abstract: Come possiamo utilizzare le tecniche psicologiche per aiutare gli atleti a fornire prestazioni efficaci?  Verranno presentate le principali linee guida per organizzare un programma di sviluppo a lungo termine dell’atleta.
Si acquisiranno competenze relative alle fasi di crescita degli atleti di livello internazionale e alle principali abilità mentali da ottimizzare.

Informazioni sul relatore: Alberto Cei è docente di “Coaching” all’Università di Tor Vergata di Roma e di “Psicologia” alla Scuola dello Sport del Coni. Svolge attività di consulenza nell’ottimizzazione delle prestazioni sportive e manageriali a livello internazionale. S’interessa di etica come fattore alla base delle prestazioni eccellenti . Ha partecipato alle ultime 5 Olimpiadi e gli atleti con cui ha lavorato hanno vinto 10 medaglie olimpiche. E’ autore di 14 libri. E’ editorial manager di International Journal of Sport Psychology. Web: www.ceiconsulting.it Blog: www.albertocei.com

Con la collaborazione di: Emiliano Bernardi, psicologo dello sport, Divisione Calcio a 5, FIGC.

Registrati cliccando su: 

https://attendee.gotowebinar.com/register/3530952212211305473

Pellielo è argento alla finale di Coppa del Mondo di trap

Giovanni Pellielo aggiunge un altro tassello alla leggenda. Argento alla finale della Coppa del Mondo di tiro a volo a cui partecipano i 12 tiratori migliori di trap del 2014, solo un mese dopo avere vinto il bronzo ai mondiali, con relativa carta olimpica per andare alle olimpiadi di Rio nel 2016. E’ riuscito a mantenere per tutto l’anno una qualità e intensità agonistica che nessun altro possiede nel tiro a volo. Basta ricordare che nelle ultime quattro gare è entrato in finale per tre volte con il punteggio di 124 piattelli colpiti su 125 e in quest’ultima con 123 bersagli. Contro Pellielo i suoi avversari, in questo caso il compagno di squadra Massimo Fabbrizi, devono fare gare incredibili. Infatti hanno terminato alla pari lo scontro diretto per il primo posto prendendo 14 bersagli su 15, nello spareggio  Pellielo ha commesso un errore solo al 19 piattello, che invece ha colpito  il suo avversario. In carriera Pellielo ha vinto: 3 medaglie olimpiche individuali, 4 titoli mondiali individuali, 6 finali di coppa del mondo.

Giocare a calcio senza una gamba

Foto: Francia-Italia 5-2. Comunque un buon esordio dei nostri ragazzi http://www.abilitychannel.tv/12841/blog-sports/calcio-amputati-diario-della-prima-trasferta-della-nazionale/

Ama il calcio, ha 15 anni e una gamba in meno, perché così è nato. Ma Francesco Messori non si è dato per vinto. E martedì a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, ha realizzato il suo sogno: ha giocato la sua prima partita in un torneo under 14, al pari dei suoi compagni di squadra, la Virtus Correggio, con i quali aveva sempre condiviso gli allenamenti, ma mai era riuscito ad entrare in campo nei match … Primo caso in Italia. Lui, con le stampelle, gli altri senza. La sua è una storia fatta di sogni: formare una squadra tutta di giocatori con le stampelle, realtà già esistenti all’estero. Così ha creato su Facebook il gruppo “Calcio Amputati Italia”. Nel 2012 il primo torneo, “Un calcio a modo mio”: sei squadre, sei ragazzi con stampelle o protesi giocano un calcio integrato, uno per squadra. Poi altri tornei, infine una squadra nazionale che gioca nella World Amputee Football Federation, ora pronta a partire per i Mondiali in Messico. Intanto il Csi abbraccia il progetto, perché dice il presidente Massimo Achini “Sono le regole che devono essere cambiate a favore della vita e non il contrario”. E Francesco entra in campo in un torneo alla pari. La partita? E’ finita 4-3, la squadra di Francesco ha perso. Ma lui ha vinto nella vita.

(da Repubblica.it di Ilaria Venturi)

Roma: troppa autostima e troppe aspettative

Credo che il problema della Roma, oltre la bravura del Bayern sia così sintetizzabile: talvolta basta solo  ridurre  le aspettative per evitare delusioni inutili.

Gianni Mura ha espresso su Repubblica lo stesso concetto con altre parole: “Ma se l’autostima era cresciuta dopo la buona partita a Manchester, forse troppo cresciuta, ora si tratta di rimettere insieme i cocci e di ritrovare il gioco ma anche il carattere perduto”.

Alleno mio figlio?

Sempre più di frequente mi viene chiesto come gestire la difficile situazione in cui ci si trova essendo l’allenatore del proprio figlio.

Nel calcio professionistico non avviene quasi mai, anche se negli anni possiamo trovare qualche nome illustre da Cesare Maldini che allenava Paolo, a De Rossi nella Primavera della Roma. Nel mondo delle scuole calcio, per scelta o meno, spesso tra i piccoli giocatori da allenare c’è il proprio figlio. A volte si è spinti da un inevitabile scelta logistica e a volte capita che la scelta non sia proprio casuale. Non mi sento di demonizzare a priori la situazione, ma invito a riflettere: “Perché mi trovo ad allenare mio figlio? È realmente una casualità oppure nei miei pensieri c’è stato il desiderio di avere la certezza che sia seguito nella maniera adeguata, di avere sempre il controllo della situazione in casa e fuori o semplicemente la convinzione di non ritenere valida nessuna alternativa possibile (nessuno potrà allenarlo bene quanto me)?”.

So che può capitare e che sia una scelta consapevole o meno ritengo importante fare alcuni passi fondamentali.

Il primo passo è riflettere sulla necessità della scelta: è davvero così inevitabile? Una volta deciso di andare avanti è importante avere la capacità di guardarsi dentro e capire a quali di queste inevitabili categorie di allenatore-papà si appartiene:

  • Evitante: per evitare di essere criticati di volere favorire il proprio figlio e di vederlo etichettare come raccomandato il padre reagisce trattandolo peggio degli altri: la colpa sarà spesso la sua, riceverà meno incoraggiamenti (magari poi lo consolo a casa) e meno attenzioni.
  • Esigente: rischiare di chiedere al proprio figlio molto di più di quello che si richiede agli altri giovani calciatori. Il padre non è mai soddisfatto del proprio figlio, perché è suo padre e può permettersi di esserlo.
  • Buonista: avere un comportamento lassista nei confronti di quei comportamenti del figlio che invece andrebbero sanzionati e limitati.

Ogni allenatore-papà difficilmente  potrà raggiungere la giusta posizione all’interno del suo duplice ruolo, ma dovrà tendere il più possibile alla situazione ideale in cui il proprio figlio è un componente della squadra come tutti gli altri,  avrà qualità da valorizzare, difetti da correggere e tante cose da imparare come i suoi compagni. In lui potranno essere visibili potenzialità da esprimere ma anche  limiti da superare oppure inevitabilmente da accettare.

Infine lascio, a tutti i papà in cerca del Campione, che non si chiedono se il reale desiderio del proprio figlio sia realmente quello di stare su un campo di calcio,  l’invito a riflettere su un brano della ormai famosissima biografia di Andre Agassi:
“Ho sette anni e sto parlando da solo perché ho paura e perché sono l’unico che mi sta a sentire. Sussurro sottovoce: Lascia perdere, Andre, arrenditi. Posa la racchetta ed esci immediatamente da questo campo. Non sarebbe magnifico, Andre? Semplicemente lasciar perdere? Non giocare a tennis mai più? Ma non posso. Non solo mio padre mi rincorrerebbe per tutta la casa brandendo la mia racchetta, ma qualcosa nelle mie viscere, un qualche profondo muscolo invisibile me lo impedisce. Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perché non ho scelta”.

(di Daniela Sepio)

Recensione libro: Attività motoria-cognitiva nella scuola primaria

Attività Motoria-Cognitiva nella Scuola Primaria

Carmelo Pittera

2014, p. 127

Euro Centro Studi “Gabbiano d’Argento”

Ho conosciuto Carmelo Pittera più di 30 anni fa, ero molto giovane mentre lui aveva già raggiunto come allenatore della nazionale di pallavolo il 2° posto ai mondiali. Negli anni seguenti siamo diventati esperti nella comprensione del movimento dei bambini, lavorando sui suoi insight. Carmelo ha continuato a lavorare in questa direzione e ora ha pubblicato un nuovo programma chiamato SELL. In questi anni lo ha applicato in Nord Iralia (Gorizia), in Slovenia e in Argentina. Lo considero un approccio nuovo basato su un solido background teorico, è innovativo e ogni insegnante lo può facilmente introdurre in classe. Ritornerò in futuro su questo progetto che volevo iniziare a condividere con voi e della cui innovatività e validità ne sono convinto.

Ciò che segue è l’introduzione di Carmelo Pittera a questo progetto.

Il mio interesse nei riguardi del Minivolley inizia sul finire degli anni settanta, quando conobbi colui che possiamo definire come l’inventore del Minivolley, il professore Horst Baacke, che aveva introdotto nella Germania dell’Est una prima forma di pallavolo per gruppi di bambini dai dieci a dodici anni.

Dal punto di vista culturale e didattico, ero scettico circa i vari aspetti della specializzazione precoce nei giochi sportivi, principalmente a causa della definizione proprio di Minisport. Ero tuttavia convinto che nei bambini da otto a dieci anni l’educazione motoria deve essere considerata un’attività al servizio dello sviluppo integrale del bambino. È realmente importante che i percorsi educativo – motori lo aiutino nella sulla crescita globale.

Così vide la luce la prima bozza del “Sillabario Motorio”, che rappresentò, personalmente, il punto di partenza del sistema SELL (Segnalazione, Esecuzione, Lettura, Lateralizzazione) e anche la mia prima produzione e applicazione dello studio personale menzionato precedentemente. Al sillabario motorio fece seguito la pubblicazione di “L’alfabeto del movimento”, che raccolse i risultati ottenuti nella ricerca sulla “fase espressivo – analogica” dell’educazione motoria. Pubblicato in quattro volumi, la parte pedagogica fu scritta da esperti in educazione primaria e psicologi.
Il SELL è un sistema educativo che ha come obiettivo l’insegnamento, la strutturazione e l’implementazione di “circuiti” neurali che interessano, partendo dall’area motoria, gli aspetti cognitivi. Sviluppa nei bambini, non solo la possibilità di interagire con altri (socializzazione), ma anche la possibilità di fare in modo migliore le cose con gli altri (cooperazione). Si può definire come:

  • Attività intuitiva, indotta dall’ Osservatore (o il Segnalatore), attraverso quattro mediatori: attività (esperienza diretta), iconici (disegni), analogici (drammatizzazione) e simbolici (colori e numeri, fra gli altri per rappresentare le variabili e le loro relazioni);
  • Un percorso attraverso il quale l’Osservatore costruisce contesti di apprendimento nei quali il bambino è portato a porsi domande piuttosto che aspettare risposte predefinite.
  • Un linguaggio uniforme, uguale per tutti, che non richiede parole specifiche, facilmente accessibile in quanto adattato al potenziale motorio e cognitivo del bambino.

S.E.L.L. (Segnale, Lettura, Esecuzione, Lateralizzazione) si struttura in quattro parti:

  • Il Sistema Analogico Espressivo è un percorso teorico – pratico per l’attivazione dei circuiti di apprendimento motorio e cognitivo a partire dai 4 anni. E’ strutturato in vari percorsi didattici utilizzando le possibilità ambientali o corpo libero combinato con la parete e il suolo; o giochi di costruzione di figure e simboli con la bacchetta combinandoli con il proprio corpo e quello dei compagni; o analogie con il mondo animale e naturale combinate con colori e a corpo libero; o giochi con materiale didattico semplice (palloncini, carte, etc.).
  • Il Sistema Analogico Simbolico ottico e acustico per il miglioramento degli schemi motori di base dagli 8 ai 12 anni: correre, saltare, lanciare, afferrare. Le azioni sono relazionate alla lateralizzazione e al rendimento oculo – manuale e oculo – podalico, all’equilibrio, ai sistemi di accelerazione e decelerazione sia del centro di gravità così come dei distinti segmenti corporei. Tutto questo si raggiunge attraverso simboli, elementi semplici e con gruppi specifici creati in modo speciale dal sistema SELL.
  • Il Sistema di Lateralizzazione, con e senza gruppo. Questo sistema è stato creato per facilitare lo sviluppo armonioso nella crescita motoria del bambino e nelle prestazioni relative ai “gradi di libertà”, con un’attenzione particolare ai problemi della parte non dominante del corpo.
  • Il Sistema di appoggio nello sviluppo dell’Analogico Espressivo, dell’Analogico Simbolico ottico e acustico, con materiali di carta e apparecchiature informatiche per facilitare l’apprendimento in aula e a casa.

I materiali sono costituiti da:

  • Il semaforo e il gioco del burattino;
  • Gli occhi direzionali, ipotetici o realmente rappresentati sulla maglietta oppure sulla punta delle scarpe;
  • La visualizzazione mentale: occhio della mente;
  •  L’attività oculo – manuali/podaliche sviluppate mediante l’uso di elementi convenzionali (palle, elastici, etc.) oppure non convenzionali (giornali, bottiglie vuote e altro).

Il gioco del semaforo e dei burattini, gli occhi direzionali e la visualizzazione mentale devono essere conosciuti e interiorizzati dai bambini prima di iniziare le unità didattiche dell’Espressivo Analogico e dell’Analogico Simbolico Ottico ed Acustico SELL.

Semaforo e il “gioco del burattino”
Durante le nostre lezioni pratiche, notiamo che l’imitazione dei bambini è spesso inesatta. Con i ricercatori del Sistema SELL si è cercato di risolvere questo problema cercando soluzioni adatte alle caratteristiche dei bambini.
Dopo vari tentativi siamo arrivati al “Gioco del semaforo”. La scelta di questo simbolo è stata adottata dopo aver avuto la prova della conoscenza universale dell’oggetto da parte dei bambini. Abbiamo individuato il simbolo del semaforo insieme all’immagine dell’ “Uomo di Vitruvio” di Leonardo da Vinci, modificato dal punto di vista cromatico con il fine di relazionare le diverse parti del corpo umano con i colori di questo simbolo.
La simbologia utilizzata, oltre ad aumentare il focus attentivo, ha un’influenza considerevole nello sviluppo dell’immaginazione e, di conseguenza, nella creatività delle forme. Permette ai bambini di migliorare la conoscenza della struttura del proprio corpo e all’insegnante, insieme ai bambini, di sviluppare nuove forme di gioco migliorando la stabilizzazione dei contenuti dell’insegnamento.

 

 

Recensione libro: Golf Flow

Golf Flow

Master you mind, master the course

Gio Valiante,

Human Kinetics, 2013, p. 228

www.humankinetics.com 

In the title is already explained the goal the golfer has to achieve: let flow the mind and the shot will be good. The author, Gio Valiante was named one of the 40 most influential under-40 people in golf  by Golf Magazine and in this book he talks about flow not only from the theoretical point of view but also from the side of the PGA golfer experiences.

Reading Golf Flow we understand the mental side of golf. It could seem obvious because every person knows that golf is a mental game but here we find explained in which way  this happen; in which way the golfers use their time, practice the control, tune the effort and develop the awareness regarding the performance.  Valiante provides a great deal of current research  and he is never trivial when providing his advices. The amateur golfers reading this book will find many ideas to start their mental practice.

In my opinion the best part of Golf Flow is that one regarding the current top PGA pros, who talk through the author about their mental flow state, saying how much it permitted them to cope under pressure. This book may give the competitive golfers another tool to take their game to their highest level. The amateur golfers will find useful information coming from different top golfers and  from these different persons and experiences they can find that one is better for them.  The many professional insights about his work with the top golf are like this one:

“As it happens for many golfers, Justin’s instinct told him to go into Sunday and to be aggressive right to get-go. The details vary from golfer to golfer, but the philosophy is a cowboy version of golf that goes something like this: “Fire at every flag, go for par fives in two, be aggressive on every putt, and throw all strategy, patience, and ball placement to wind. I asked Justin to do the opposite and let patience and discipline define the round by using the first few holes to establish the rhythm of his routine.”

The book is full of these experiences and for this reason I believe that it’s very useful for the golfer of every level and for the coaches and sport psychologists who want to know better the mental side of the golf.