Uno dei fattori che limitano la diffusione del mental coaching fra gli atleti risiede nella resistenza che gli allenatori mostrano nei confronti di questa attività. Per molti di loro la preparazione psicologica è “qualcosa in più” di cui servirsi solo in quei casi in cui gli atleti mostrano dei limiti mentali evidenti che ostacolano le loro prestazioni. In genere gli allenatori mandano dallo psicologo quegli atleti che loro chiamano “atleti da allenamento” e che in gara hanno uno scarso rendimento. In altri termini, inviano quegli atleti su cui dopo avere “provato di tutto” non riescono a “sbloccare”. Gli atleti che iniziano un percoro di miglioramento mentale partendo da una condizione negativa sperano di ottenere risultati positivi in breve tempo, cosa molto difficile per atleti che spesso hanno da anni lo stesso problema, non hanno mai fatto nulla per cambiare e vivono ogni gara con la speranza che sarà quella che gli farà superare il loro problema. Inoltre questi atleti non sono abituati a investire economicamente su di loro, fatta eccezione per qualche seduta di fisioterapia in caso di problemi fisici, e quindi pensare di avere un allenator mentale per almeno un anno con cui svolgere un preciso programma diventa un ulteriore ostacolo. A favore degli atleti va detto che le federazioni sportive e le organizzazioni sportive dello Stato non offrono alcun sostegno o per essere più chiari si disinteressano completamente di questa dimensione dell’allenamento. Di conseguenza quali sono gli atleti che seguono programmi di preparazione psicologica? Di solito sono gli atleti più forti, quelli da medaglia nelle gare internazionali, che capiscono il valore aggiunto del lavoro mentale e sono disposti a investire economicamente. Sono anche i genitori di chi pratica sport come il tennis o il golf che nella programmazione della carriera futura considerano anche questo aspetto e questi atleti sono in generale motivati a seguire questi programmi. Per ridurre l’impatto economico sul singolo le società sportive potrebbero organizzare degli incontri con i loro atleti, ma nessuno lo fa. D’altra parte è estremamente raro che un allenatore segua un programma di formazione psicologica, per cui mentre da un lato si tende a estremizzare sempre più la preparazione fisica e quella tecnica, per quanto riguarda quelle psicologica siamo ancora rimasti al principio del bastone e della carota che ognuno interpreta in funzione delle sue personali esperienze.

“Le persone vogliono impegnarsi in qualcosa con tutto il cuore, al fine di trovare un significato”.
(Ryumon Gutierrez Baldoquin)
In una imperdibile rassegna The Daily Beast parla di grandissimi atleti che come allenatori e dirigenti hanno invece fallito. Fra essi miti come Michael Jordan e Magic Johnson: http://www.thedailybeast.com/galleries/2013/06/14/from-great-to-blah-star-athletes-who-failed-as-bosses.html#815027b6-2b8e-4092-9a13-dc2dcb24cde5


Continua la crisi di Stephan El Shaarawy che dopo una prima parte di stagione ottima, ha invece disputato un girone di ritorno sottotono e questa crisi sembra continuare anche in nazionale. Sono crisi abbastanza frequenti nei giovani atleti e futuri campioni, poichè non è per niente facile mantenere livelli di prestazioni elevati quando tutti si aspettano che sia così.
Molti atleti provano questi stati d’animo e dovrebbero seguire un programma di preparazione psicologica per allenarsi mentalmente a gestirli con efficacia. Mi auguro che Prandelli non sia uno di quegli allenatori che dice “non ti preoccupare, appena fai goal passa tutto”.
Le principali modalità di allenamento sono le seguenti:
- Rilassamento associato alla ripetizione mentale della propria prestazione – si tratta di sapersi rilassare scaricando le tensioni inutili e caricandosi con quelle che la favoriscono.
- Identificazione della condizione emotiva ottimale – Consente al giocatore di allenarsi a mettersi in quella condizione psicologica per lui ottimale, poiché è quella che ha sperimentato in passato in occasione delle sue prestazioni migliori.
- Simulazione della partita – Replicare le condizioni di gara in allenamento consente di migliorare le performance e di prepararsi ad affrontare le situazioni non previste che potrebbero accadere. Consiste, ad esempio, nel produrre in allenamento stimoli che possano distrarre l’atleta dalla esecuzione della sua prestazione.
- Accettazione dello stress agonistico – E’ essenziale accettare che il rivolgimento emotivo che si avverte prima delle partite è una reazione individuale necessaria, poiché mette in risalto il valore che si attribuisce a quell’evento sportivo. Infatti, senza la percezione di stress le gare sarebbero solo altri allenamenti. Invece, vengono svolte per provare a se stessi il proprio valore competitivo attraverso il confronto con gli altri.
“Cosa intendi dire quando scrivi che l’amore è l’ingrediente critico per un campionato?”
“Conosco squadre che vanno d’accordo, che festeggiano insieme, ma che non sono pronte a condividere e non mostrano quella profonda attenzione che bisogna avere gli uni con gli altri. Bisogna proteggersi reciprocamente. Devi proteggere il culo dell’altro che si sta battendo all’attacco. Devi sapere come dare la palla così gli altri possono fare un buon tiro. Devi uscire da te stesso e pensare agli altri”.
(Di Belinda Luscombe, Time, June 3 2013, 10 Questions). Phil Jackson ha vinto due titoli NBA da giocatore e11 da allenatore.
«Se l’Argentina dovesse vincere il prossimo Mondiale battendo in finale il Brasile, io mi suicido», ha dichiarato il sindaco di Rio de Janeiro, Eduardo Paes, a pochi giorni dall’inizio della Confederations Cup. Il primo cittadino della città brasiliana è consapevole del fatto che la nazionale brasiliana del ct Sabella è tra le favorite per il titolo e che un’eventuale vittoria dell’Argentina proprio in Brasile sarebbe una tragedia sportiva per i brasiliani, così come lo è stata quella subita ai Mondiali casalinghi del 1950 in cui furono sconfitti dall’Uruguay.
A tale riguardo per evitare questa drammatizzazione le consiglio di leggere quanto ha scritto Eduardo Galeano in un capitolo del libro”Splendori e miserie del calcio” (1997) intitolato”Il peccato di perdere” e che in parte riporto.
“Nel calcio, come in tutte le altre cose, è proibito perdere. In questa fine di secolo, la sconfitta è l’unico peccato che non ha redenzione. Durante il Mondiale del 1994, un pugno di fanatici diede fuoco alla casa di Joseph Bell, il portiere sconfitto del Camerun, e il giocatore colombiano Andrés Escobar cadde crivellato da colpi a Medellìn. Escobar aveva avuto la sfortuna di segnare un autogol, aveva commesso un imperdonabile atto di tradimento alla patria.
Colpa del calcio o colpa della cultura del successo a tutti i costi e di tutto il sistema di potere che il calcio professionistico riflette e integra?”
Rifletta signor Eduardo Paes e accetti l’ipotesi che si può anche perdere, scoprendo magari quanto lenisce il dolore e unisce le persone il volerlo condividere.
Allenatori e atleti mi chiedono spesso esempi di esercizi di visulazzazione da effettuare durante le sedute di allenamento. Di seguito un esempio di un esercizio da fare svolgere a un velocista.
Esercizio: 10 volte 200m in 35sec
Compito mentale : Parti solo quando sei pronto, oppure aspetta qualche secondo sino a quando non hai questa sensazione.
Esecuzione:
- Correre ogni 200m con questo tempo,
- Al termine di ogni ripetuta, cammina and respira profondamente e prima di raggiungere la linea di partenza visualizza i 200m, sulla linea di partenza parti solo quando sei pronto.


