14th ENYSSP CONFERENCE in Zagreb, Croatia. 26th to 28th April 2018

Free Book – Managing talent development and pressure in sport

Managing Talent Development and Pressure in Sport FreeBook

Dybala nella trappola delle aspettative

Le aspettative sono il principale killer della fiducia di un atleta, ci si aspetta di giocare al meglio grazie al proprio talento e all’allenamento, niente di più sbagliato, non basta. Probabilmente Paulo Dybala sembra essere caduto in questa trappola. Possiede tutte le qualità necessarie per diventare uno dei migliori calciatori al mondo, poi la pressione di doverlo dimostrare sul campo lo sta rovinando. E’ un errore tipico di molti atleti di livello assoluto, si caricano sulle spalle questa inutile pressione e non riescono più a gareggiare al loro meglio. Anche il Brasile ai campionati del mondo di calcio di Rio si aspettava di vincere, invece la squadra crollò sotto l’incapacità di gestire questa pressione o Andy Murray sinora ha vinto molto meno rispetto alle sue possibilità reali ma ha dovuto lottare a lungo per imparare a togliersi dalle spalle le sue aspettative e quelle di un’intera nazione che dopo tanti anni aveva finalmente trovato un campione nel tennis.

L’aspettativa di vincere, di segnare una rete o di sapere guidare una squadra sono certamente importanti, nessuno entra in campo per perdere o giocare male. Non bisogna però confondere queste convinzioni, che vanno lasciate nello spogliatoio, con i comportamenti reali che bisogna mettere in gioco per realizzarle. Le aspettative possono essere anche estremamente positive ma si deve saperle tradurre in obiettivi di gioco e comportamenti agonistici. Questo determina la differenza fra chi sul campo è affidabile e chi invece vive di fantasie che se stesso e gli altri (sponsor, allenatore, squadra, famiglia, procuratore) determinano.

Le attuali strategie di gestione dello stress agonistico hanno proprio lo scopo d’insegnare agli atleti a stabilire quali sono i processi mentali che determinano l’affermarsi sul campo di un tipo di concentrazione orientata a manifestare i comportamenti di gioco più efficaci per raggiungere gli obiettivi che ci si è proposti. Possedere talento può essere un ostacolo a sviluppare questa condizione di prontezza psicofisica, perché si può ritenere che le proprie doti saranno sufficienti. Quando ciò avviene la caduta è ancora più dura, poiché cresce il rischio di mettere in dubbio le proprie capacità, entrando in un spirale negativa che di partita in partita può condurre a isolarsi, a sentirsi incompresi e ad aspettarsi che a un certo punto la buona stella tornerà per incanto a brillare. Questo circolo vizioso va bloccato e l’atleta dovrebbe farsi aiutare da un professionista per stabilire obiettivi concreti e impegnativi da raggiungere e identificare i comportamenti necessari al loro raggiungimento. Per Dybala questo momento di difficoltà potrebbe così trasformarsi in una importante opportunità di sviluppo personale e di crescita verso il raggiungimento di una consapevole maturità sportiva e umana.

Recensione libro: Coach Wooden and Me

E’ uscito l’ultimo libro di Kareem Abdul-Jabbar: “Coach Wooden and Me”. Racchiudere le emozioni di un rapporto cinquantennale nei bordi cartacei di un libro non dev’essere stato facile, neanche per una penna raffinata ed esperta del calibro di Lew Alcindor a.k.a Kareem Abdul-Jabbar. Il fenomeno ex Bucks e Lakers è riuscito in questa ardua impresa, e l’ha fatto in grande stile. Le pagine scorrono agilissime, tra riflessioni sulla propria adolescenza e maturità, sulle spinose vicende politiche del tempo e sulla propria visione di concetti elevati quali, ad esempio, la morale religiosa e l’etica sportiva.

Questo libro contiene tutto ciò che possa esserci da sapere su di loro, ma proprio tutto. Dai momenti più luminosi di successo ai momenti di più buia disperazione, quasi sempre placati dalle citazioni letterarie e dalle parole sempre appropriate del Coach. A questo proposito, Kareem cita questa frase di Mark Twain, particolarmente cara a Wooden:

«La differenza tra una parola quasi giusta e una giusta è davvero una grossa questione: è la differenza che c’è tra una lucciola e un lampo».

Il Coach ha sempre scelto il lampo, misurando con attenzione il peso delle proprie parole, per non ferire il proprio interlocutore e per fornirgli sempre spunti positivi.

(Sintesi recensione di Cataldo Martinelli)

@lacorsadimiguel

Liceo Kant, Roma oggi incontro con  studenti  e professori per @lacorsadimiguel: #sport a misura di ciascuno #disabilità #autismo #paralimpico #calcio #integrazione

Abilità mentali nella ginnastica artistica over 14

  • Routine – Padroneggiare completamente la routine, indipendentemente dal contesto agonistico e situazionale
  • Recupero: Focus su strategie di rigenerazione e di recupero
  • Abilità mentali – Immaginazione, concentrazione, controllo emotivo, dialogo interno positivo e rilassamento, autoregolazione, perfezionismo e fiducia
  • Squadra – Gare di squadra stimolano pressioni e richiedono lo sviluppo e la gestione del lavoro di squadra.
  • Media – Gestione delle interviste e degli eventi mediatici
  • Coaching: Gestione distrazioni e interruzioni in allenamento, mantenendo prestazioni massime nel lungo periodo
  • Allenatore: Lavorare in partnership con allenatore, assumendosi responsabilità decisionali
  • Etica: Sviluppare in relazione alla competizione e alla maturità sociale
  • Vita: Mantenere un equilibrio nella propria vita sociale ed extra-sportiva
(Fonte: Adattato da http://www.gymcan.org/uploads/gcg_ltad_en.pdf)

Buttarsi dentro sempre

Mente e preparazione fisica nell’equitazione

 

 

 

 

 

 

Allenatore: solo l’esperienza non basta

Queste considerazioni sono tratte dalle idee di Henry Mintzberg raccolte nel libro “Managers not MBAs” (2004) e si applicano bene non solo ai manager ma anche agli allenatori.

La chiave decisiva nella formazione di un allenatore consiste nell’imparare dalle esperienze quotidiane. Ogni allenatore dovrebbe scoprire da se stesso cosa funziona  e cosa non va nel suo lavoro con gli atleti e nelle diverse situazioni.

Questo non significa che le teorie siano inutili. Anzi le persone imparerebbero molto poco dalle loro esperienze se non avessero un modo per analizzarle e classificarle.

Così i modelli teorici consentono all’allenatore di valutare le sue esperienze.

John Keynes, il grande economista, ha detto “Gli uomini pratici, che credono di essere esenti da qualsiasi influenza intellettuale, di solito sono schiavi di qualche economista defunto”. In altre parole, ci si serve sempre di una teoria anche se in modo inconsapevole. La scelta dell’allenatore non deve essere quindi tra pratica e teoria ma fra differenti teorie che sono di supporto a un tipo di attività piuttosto che a un’altra.

 

Il sovraccarico emotivo colpisce anche i migliori atleti

Il TAIS è un sistema di valutazione dello stile attentivo e interpersonale e questi dati evidenziano su dati di élite che il sovraccarico emotivo è una componente importante che limita le prestazioni anche negli atleti top, quali sono i detentori di record del mondo, che invece risentono di meno rispetto agli gruppi delle distrazioni ambientali e e del sovraccarico mentale di tipo cognitivo.Questo spiega anche la ragione per cui gli atleti di vertice si servono di programmi di preparazione psicologica per ridurre lo stress agonistico.