Come la nostra società ostacola la motivazione a muoversi

  1. I ragazzi delle città camminano quattro volte meno di quelli che vivono in città a misura di pedone.
  2. Più gli adulti guardano i telegiornali che amplificano e accentuano i fatti di cronaca nera, più sono intimiditi e restano a casa a guardare la TV.
  3. I bambini che non vanno più a scuola a piedi perdono uno dei primi momenti individuali di formazione e di avventura.
  4. TV, computer, videogiochi e internet limitano le opportunità di movimento già ridotte dalla diffusione dell’automobile.
  5. In città andare a piedi diventa un simbolo di inadeguatezza  e di appartenenza a un ceto svantaggiato.

Quando non piace vincere facile

Spesso la cronaca aiuta più di tante parole a spiegare concetti che altrimenti sembrerebbero solo belle parole spesso troppo distanti dalla realtà. La lealtà sportiva, il desiderio di giocare e la rinuncia alla vittoria facile, per prediligere i valori della sana competizione sportiva sono tutti concetti che divengono tangibili nell’episodio di seguito riportato e apparso sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Ecco cosa è accaduto a Foggia, nel campionato allievi nazionale.

“Per molti non importa come vincere: l’importante è vincere. Un pensiero che non ha sfiorato minimamente i dirigenti ed i ragazzi della categoria allievi nazionale Lega Pro del Foggia calcio che domenica mattina- sul campo di Rocchetta Sant’Antonio, un piccolo paesino del subappennino Dauno – aspettavano l’arrivo dei pari età dell’Ischia Isola Verde per disputare la gara valevole per la 9° giornata. L’incontro era previsto alle 11, ma a pochi minuti dal fischio d’inizio della squadra dell’Ischia non c’era traccia, fino alla telefonata dei dirigenti isolani: “abbiamo sbagliato strada e siamo finiti in una strada chiusa per una frana. Il pullman è bloccato cercheremo di arrivare a piedi”. Dopo essersi fatti raccontare la posizione esatta i dirigenti del Foggia, hanno capito subito: la squadra dell’Ischia, a piedi, non sarebbe mai arrivata in orario. Così invece di pensare alla partita, che avrebbero vinto senza giocare, hanno allertato i Carabinieri, la Polizia Municipale, la locale sezione della Protezione civile, ed è partita una processione di auto composta dagli abitanti di Rocchetta Sant’Antonio, dai genitori dei ragazzi del Foggia, ma anche dai genitori dei ragazzi dell’Ischia che erano arrivati regolarmente al campo. Il soccorso ha dato i suoi frutti. I ragazzi dell’Ischia sono arrivati al campo con mezz’ora di ritardo sull’orario di inizio della gara, ma appena in tempo per giocare… Della serie vincere è bello, ma solo dopo aver giocato, perché vincere senza giocare è come non aver vinto.” (da La Gazzetta del Mezzogiorno).

(di Daniela Sepio)

Alex Del Piero: il più piccolo è diventato il più grande

Alessandro Del Piero è stato intervistato da Federico Buffa per i suoi 40 anni.

Gli è stato chiesto cosa pensa nei momenti decisivi ed è questa la risposta: Mi sono allenato molto … Li sì spesso e volentieri non ricordo. Quando sei più libero di testa ti puoi esprimere liberamente.

Come vuoi essere ricordato: Da piccolo volevo dimostrare che il più piccolo poteva diventare il più grande e questo vale ancora adesso.

 

Inspired by one small, pixelated photo of an unknown peak in Greenland, Lucas Debari made it his mission to plan the perfect expedition to this unidentified glacier. Mica to Greenland follows Lucas and Johnny Collinson as they prepare for the trip of a lifetime shredding powder in the backcountry of Mica, British Columbia, before joining Hilaree O’Neill and Ralph Backstrom in pursuit of Greenland’s most epic peaks.

Commenti al primo free webinar

Due giorni fa insieme a Emiliano Bernardi abbiamo organizzato il nostro primo webinar dedicato a gli aspetti mentali dell’allenamento. E’ stata un’esperienza diversa dal tenere una conferenza di un’ora a un pubblico fisicamente presente in sala. Intanto vi è un vero e proprio conto alla rovescia di 10 minuti scandito attraverso diapositive che dicono cosa fare e quanto tempo manca all’inizio … e poi si comincia. E’ necessario essere in due a gestire il webinar poiché il relatore non può mantenere il contatto con i partecipanti, cosa invece necessaria e che in questo caso è stato realizzato da Emiliano. E’ un modo nuovo e efficace per parlare di un tema, che fa risparmiare tempo e soldi e permette a persone di diverse aree geografiche di partecipare all’evento pur restando comodamente a casa loro. Il webinar costringe anche il relatore a mantenere un ritmo serrato nell’esposizione ed elimina le pause e i tempi morti, quindi si possono trasmettere più informazioni di quelle che normalmente si erogano quando l’intervento si svolge in sala. Nel caso della psicologia dello sport potrebbe servire a creare anche una comunità di persone interessate a questa area conoscitiva e professionale. I commenti ricevuti sono stati positivi e a questo webinar ne seguiranno altri sui temi che pongono più problemi agli atleti, allenatori e ai professionisti dello sport.

Lo sport come stile di vita in Europa

Il 15 novembre a Firenze, presso il Palagio di Parte Guelfa, si tiene il Convegno “Lo sport come stile di vita in Europa”, evento promosso dall’Agenzia Nazionale per i Giovani. Nell’occasione esperti italiani, europei e mondiali, sportivi e decisori politici si confrontano sui temi legati alla pratica dell’attività sportiva in termini di promozione di stili di vita sani. Un percorso che toccherà temi medico-scientifici, approfondendo il ruolo dello sport per la prevenzione e la cura di numerose patologie; urbanistico-architettonici, con un focus sul ridisegno delle Città in funzione della pratica dello sport all’aria aperta e a “chilometro zero”; giuridico-amministrativi, sondando le nuove normative, e confrontandole con quelle europee, che favoriscono la nascita e la gestione delle associazioni sportive.

Informazioni: Agenzia Nazionale Giovani

Cosa vuoi da te? 4 domande per capirlo

Tre domande sono importanti per chi vuole ottenere il meglio da se stesso.

  • Cosa ho fatto sinora per ottenere il meglio da me?
  • Cosa sono disposto a fare per migliorare di più?
  • Cosa voglio fare da domani?
  • Quali frustrazioni sono disposto ad accettare?

Queste domande sono importanti per tutti. Se sei un allenatore sono utili per conoscerti meglio e per guidarti nella tua professione. Se sei un atleta sono utili per prendere la tua vita nelle tue mani e decidere se vuoi avere successo e quanto vuoi sfidarti per ottenerlo. Se sei un professionista (psicologo, medico, fisioterapista, dirigente) sono utili per sapere cosa rappresenta per te lo sport; un hobby o una parte essenziale della tua realizzazione come persona e quanto sei disposto a vivere una condizione alla ricerca del continuo miglioramento.

Effetto Pigmalione:i danni del pregiudizio e i vantaggi della fiducia

A tanti tecnici sarà capitato di avere in squadra quel bambino un po’ più lento degli altri, magari meno agile e meno coordinato. Come viene trattato dall’allenatore e dai compagni? Gli vengono date le stesse possibilità e viene messo nelle stesse condizioni di tutti gli altri?

In psicologia sono stati effettuati degli studi su ciò che viene definito “Effetto Pigmalione” derivante dagli studi sulla profezia auto-avverante. L’assunto di base di questi studi è facilmente applicabile all’ambito dell’apprendimento sportivo: “ se il  tecnico crede  che un bambino sia meno dotato lo tratterà, anche inconsapevolmente, in modo diverso dagli altri; il bambino interiorizzerà il giudizio e si comporterà di conseguenza; si instaura così un circolo vizioso per cui il bambino tenderà a divenire nel tempo proprio come il suo allenatore lo aveva immaginato”. In termini pratici possiamo dire che spesso la mancanza di fiducia nelle possibilità di apprendimento del bambino blocca l’apprendimento stesso e spinge il bambino ad accontentare il suo allenatore diventando  proprio ciò che lui si aspetta, avverando la profezia.

Possiamo ben immaginare il tipo di conseguenza che questo processo mentale può avere sul bambino e sulle sue abilità.

Lo sviluppo motorio , ma anche psicologico del bambino è in continua evoluzione e ad un momento di stasi possono seguirne altri di rapido cambiamento. L’Effetto Pigmalione quando è legato ad un giudizio negativo incatena i progressi del bambino al giudizio del suo insegnante. Questo comportamento va attribuito al fatto che il bambino mette in atto il comportamento suscitato dalle aspettative: l’aspettativa di scarso profitto da parte del tecnico agisce come una predizione che si auto-realizza.

Se si accetta il concetto che un tecnico si faccia  un’idea ben precisa dei suoi atleti, plasmandoli in base a questo pre-giudizio, è facile comprendere l’importanza di profezie ed aspettative di segno positivo sulla riuscita dei bambini all’interno del loro processo di apprendimento sportivo. Gli allenatori che hanno aspettative positive nei confronti dei loro studenti riescono, di contro, a creare un clima socio-emotivo più caldo intorno a loro, forniscono maggiori feedback circa la qualità delle loro prestazioni, sembrano fornire più informazioni e aspettarsi maggiori risultati, oltre al concedere più opportunità di domande e risposte. Secondo le osservazioni di Rosenthal, gli insegnanti che sono convinti di avere di fronte un buon allievo gli sorridono con maggiore frequenza, compiono movimenti di approvazione con la testa, si chinano su di lui e lo guardano più a lungo negli occhi, esprimendosi anche con un linguaggio del corpo positivo. Sono più portati a lodare e a correggere gli errori senza assumere un atteggiamento critico.  “In sostanza, un docente che crede di avere a che fare con studenti dotati insegna di più e meglio”. (Rosenthal, 1976).

Capire  l’Effetto Pigmalione  nei suoi aspetti negativi e positivi  permette di comprendere  quanto importante sia l’effetto dinamico della fiducia nello sviluppo completo delle potenzialità del bambino.

La fiducia è una parte importantissima nella nostra vita, è un mezzo con cui possiamo arricchire la nostra vita e quella altrui. La mancanza di fiducia, al contrario, produce frustrazione e paralisi.

La fiducia è in grado di aprire ad un mondo di infinite possibilità.

(di Daniela Sepio)

Hai 15 minuti per cambiare

Spesso un ostacolo al cambiamento è rappresentato dalla convinzione di non avere  a disposizione il tempo necessario per cambiare. Questo lo dicono gli atleti ma lo pensano anche i loro allenatori che non spendono tempo per la preparazione psicologica perché ritengono di avere già da fare troppe cose. Una volta per rispondere a queste obiezioni facevo lunghe spiegazioni sull’importanza della psicologia e dell’uso corretto della mente . Poi ho scoperto che in questo modo non facevo altro che rinforzare le resistenze dei miei interlocutori, che continuavano a credere di non avere tempo. A questo punto ho cambiato approccio. Ho cominciato a rispondere chiedendo loro se avevano 15 minuti al giorno da dedicare a qualcosa di diverso che non fosse l’allenamento fisico e tecnico. Ovviamente hanno tutti risposto affermativamente e partendo da questa risposta positiva è stato più facile per me spiegargli come organizzare un allenamento mentale in quel breve periodo di tempo.